Un milione di specie viventi a rischio estinzione, la colpa è dell’uomo

Si stima che un ottavo delle specie che popolano il Pianeta si estinguerà in tempi relativamente brevi. Per colpa dell’uomo, responsabile di un’offensiva nei confronti della biodiversità che gli scienziati definiscono “senza precedenti”. Sparirebbero dalla terra e dagli oceani l’equivalente di 1/8 di tutte le specie che abitano il nostro Pianeta. A lanciare l’allarme è la Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e gli ecosistemi (Ipbes), un organismo interno all’Onu, in un report di 1800 pagine pubblicato e firmato da 400 scienziati provenienti da più di cento paesi.

Il testo, frutto di più di tre anni di studi, è un atto d’accusa nei confronti degli effetti delle attività umane sull’ecosistema e una richiesta formale ai leader di tutto il mondo di passare all’azione quanto prima, perché non tutto è perduto. Per cercare di limitare il disastro ecologico, servirebbero interventi immediati da parte dei leader mondiali, per regolare lo sfruttamento delle risorse naturali e limitare l’uso di pesticidi, causa della morte della maggior parte degli insetti. Secondo il rapporto dell’Onu, l’uomo ha già «alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce». Inoltre, la mano dell’uomo è anche una delle cause del riscaldamento globale, che ha portato a drastici cambiamenti climatici: questi, incidono sulla scomparsa di alcune specie.

In Europa le specie più colpite sono l’allodola – meno 50% negli ultimi 40 anni – la piccola farfalla blu – in calo del 38% dagli anni ’70 – mentre un terzo delle api ed insetti è a rischio estinzione, senza dimenticare scoiattoli rossi, pipistrelli e ricci.

«La salute degli ecosistemi di cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai», ha denunciato il Robert Watson, presidente dell’Ipbes, che insieme agli altri rappresentanti ha redatto una sintesi sulla situazione della biodiversità. I dati analizzati dai ricercatori dimostrerebbero che la Terra stia iniziando la «sesta estinzione di massa della sua storia, ma la prima attribuita all’uomo e alle sue attività», secondo quanto riferisce l’Agi. Negli ultimi secoli, infatti, l’uomo ha già causato la scomparsa di 680 specie: «Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero – ha avvertito Watson. Ma – non è troppo tardi per agire. Solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, da quello locale a quello mondiale».

Stando a quanto riferisce il rapporto, la causa della perdita accelerata della biodiversità sono i comportamenti umani più che le ripercussioni del riscaldamento globale. Per evitare un disastro ecologico servono rapidi interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali (spesso anticipato dalla deforestazione, in miniere, agricoltura intensiva, caccia e pesca).

Ma occorre anche limitare l’uso di pesticidi, lottare contro l’inquinamento, senza dimenticare una più razionale urbanizzazione. Le attività antropiche hanno già «alterato gravemente tre quarti delle superfici terrestri, il 40 per cento degli ecosistemi marini e la metà di quelli di acqua dolce», avverte il rapporto Onu. Oltre alla mano dell’uomo entrano in gioco, seppur in modo meno influente, i cambiamenti climatici, anch’essi causati in parte dai comportamenti umani, responsabili di un’ulteriore accelerazione nella scomparsa di alcune specie.

Gli esperti avvertono che la perdita di biodiversità avrà un impatto diretto su ciascuno di noi: dal cibo all’energia, dall’acqua potabile alla produzione di farmaci fino all’assorbimento del CO2. «La quantità di elementi della natura che sfruttiamo a vario titolo è immensa. Ed è fondamentale per l’esistenza e la prosperità della vita umana. Anche perché la maggior parte di tali materie prime non è sostituibile», precisa il rapporto Onu.

Tra gli esempi concreti citati, la dipendenza dal legno per la produzione di energia per più di due miliardi di persone, le medicine naturali che ne curano 4 miliardi e la necessaria impollinazione del 75% delle colture da parte degli insetti, specie maggiormente a rischio estinzione.

A margine della riunione di Parigi, 600 attivisti e ong in difesa della biodiversità in 50 Paesi hanno firmato una lettera aperta promossa dal Fondo mondiale per la Natura (WWF), per chiedere ai governi un’azione urgente tesa ad arginare la “crisi bio-climatica”. Per i firmatari della lettera «siamo ancora in tempo per proteggere quanto rimane e cominciare a ripristinare la natura, ma per questo dobbiamo cambiare radicalmente stile di vita: come usiamo l’energia elettrica, come facciamo crescere il cibo, come smaltiamo i nostri rifiuti»; e nella lettera si sollecitano i leader politici ad attuare «azioni decisive e ambiziose».