
Considerare la natura dinamica dell’ossigeno nelle acque costiere per prevedere il comportamento delle specie di fronte al cambiamento climatico e riuscire quindi a proteggere meglio la vita marina, anche dagli inquinanti. È l’affascinante teoria proposta da un team di ricercatori guidati dal Prof. Marco Fusi, docente di Biologia Marina presso l’Università di Newcastle, in Inghilterra, con la partecipazione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Trends in Ecology and Evolution pone l’accento sulla necessità di rivedere, con urgenza, il modo in cui comprendiamo le dinamiche legate all’ossigeno nei nostri oceani. – L’ossigeno, sostengono gli autori, dovrà essere considerato d’ora in avanti come il criterio su cui basare la comprensione degli ambienti marini di resistere agli stress climatici, la risorsa fondamentale per cui gli organismi acquatici competono, a seconda della quantità disponibile e della velocità con cui viene prodotto. Tale approccio potrà aiutare gli scienziati a prevedere meglio dove vivranno le specie, come risponderanno gli ecosistemi all’aumento delle temperature e in che modo sarà possibile salvaguardare l’habitat.
“Spesso pensiamo all’ossigeno negli ecosistemi marini come qualcosa di stabile e immutabile. Ma per la vita marina, i livelli di ossigeno sono in continuo cambiamento. Comprendere questo paesaggio dinamico dell’ossigeno – l’‘oxyscape’ – è fondamentale per migliorare il modo in cui misuriamo l’ossigeno, valutiamo la deossigenazione e analizziamo la salute degli ecosistemi”, dichiara il prof. Fusi. “Quando gli animali sono esposti a fluttuazioni naturali di ossigeno, possono sviluppare una maggiore tolleranza a fattori di stress come le ondate di calore e l’inquinamento. Tuttavia, per comprendere davvero come reagisce la vita marina, dobbiamo superare una visione centrata sull’uomo e considerare ciò che gli organismi marini effettivamente sperimentano, soprattutto negli ambienti costieri dove i livelli di ossigeno possono variare in modo drammatico”.
Si tratterà, in sostanza, di misurare la variazione di concentrazione di ossigeno in prossimità delle coste nel modo in cui la percepiscono gli organismi acquatici. I risultati potranno essere utilizzati per sviluppare strategie di conservazione più intelligenti, costruire modelli climatici più accurati, nonché per la gestione di specie importanti per la pesca ed effettuare interventi di ripristino in ambienti contaminati.































