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Addio al polistirolo nei porti: l’alternativa circolare delle cassette da pesca arriva a Bruxelles

La sperimentazione avviata a Viareggio e approdata a Sciacca dimostra la fattibilità della transizione verso imballaggi lavabili e riutilizzabili per il pescato. Con la visita del Commissario europeo Costas Kadis, la questione approda al tavolo dell'Unione Europea per superare le frammentazioni normative regionali. Il comparto ittico chiede ora un quadro regolatorio uniforme, incentivi dedicati e investimenti logistici nelle banchine portuali.

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Pile di cassette riutilizzabili per il pescato sistemate sulla banchina di un porto mediterraneo accanto ai pescherecci.
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Sulle banchine del porto di Sciacca i bancali di cassette bianche in polistirene espanso rappresentano da decenni una presenza costante, quasi invisibile nella sua ovvietà. Leggere, termicamente isolanti ed estremamente economiche, queste scatole hanno accompagnato la filiera del pescato fino a diventarne uno standard operativo imprescindibile. Il loro costo ecologico, tuttavia, si misura a riva e al largo: basta una folata di vento o una manovra brusca durante lo sbarco perché i bordi friabili si spezzino, rilasciando nell’ambiente particelle destinate a non degradarsi per secoli. Proprio da questo molo siciliano il confronto sulla loro progressiva eliminazione ha compiuto un salto di scala, passando dall’attivismo territoriale ai vertici istituzionali dell’Unione Europea.

La presenza a Sciacca del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, ha sancito l’ingresso formale del tema nell’agenda comunitaria. Kadis ha preso parte attiva alla tappa siciliana di BlueFishers, il progetto promosso da Marevivo per sostituire i contenitori monouso con modelli rigidi, riutilizzabili e interamente riciclabili. L’incontro ha offerto l’opportunità di verificare sul campo l’impatto pratico della sostituzione di un materiale tanto radicato nelle consuetudini della marineria professionale, misurando le risposte degli addetti ai lavori di fronte a un cambio radicale delle attrezzature di bordo.

Le caratteristiche chimico-fisiche del polistirene espanso, noto commercialmente come polistirolo, ne spiegano la popolarità commerciale e, allo stesso tempo, la pericolosità per gli ecosistemi acquatici. Composto per il 98 per cento di aria, questo polimero possiede una densità talmente bassa da galleggiare indefinitamente sulla superficie marina. Sotto l’azione combinata dei raggi ultravioletti, del moto ondoso e dello sfregamento meccanico, il materiale non scompare ma si frammenta rapidamente in minuscole sfere. Questi microgranuli assorbono inquinanti chimici dispersi nella colonna d’acqua e vengono scambiati per cibo da pesci, uccelli marini e crostacei, entrando direttamente nelle reti trofiche fino ad arrivare sulle tavole dei consumatori.

L’iniziativa BlueFishers non nasce come un esperimento teorico ma come una risposta tecnica sviluppata a partire dal 2023, quando la prima sperimentazione prese avvio a Viareggio. Da quel primo nucleo toscano il progetto ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione lungo le coste italiane, arrivando a coinvolgere cento imbarcazioni, oltre centotrenta pescatori e quarantasette cooperative di pesca. Nel corso di questo biennio sono state distribuite più di 4.200 cassette riutilizzabili, consentendo di sottrarre alla filiera commerciale e al rischio di disperdersi nei bacini marittimi oltre 60.000 colli monouso in polistirene.

La tappa di Sciacca segna un incremento quantitativo rilevante per l’operazione. Attraverso il sostegno garantito da Sicily Environment Fund e Verdura Resort, sono state consegnate mille nuove cassette rigide a dieci pescherecci locali, coinvolgendo direttamente sedici operatori. Le stime elaborate sui cicli di pesca e sbarco indicano che, una volta a regime, questa dotazione permetterà di evitare l’impiego e il potenziale smarrimento in mare di circa 20.800 cassette monouso all’anno. I numeri dimostrano che le alternative tecniche esistono già e risultano pienamente funzionali alla conservazione del pescato fresco durante le ore di navigazione e le successive fasi di trasporto.

Davanti ai pescatori e ai rappresentanti delle categorie produttive riuniti nel porto agrigentino, il Commissario europeo Costas Kadis ha chiarito la posizione di Bruxelles. Secondo Kadis, l’esperienza condotta dimostra in modo tangibile come la cooperazione e le soluzioni operative sul terreno possano contribuire agli obiettivi comunitari in materia di economia circolare, contenimento dell’inquinamento e tutela della biodiversità marina. Il Commissario ha precisato che progetti di questo tipo non devono rimanere confinati a buone pratiche isolate, ma richiedono una diffusione estesa attraverso regole certe, sistemi di incentivazione economica e strumenti finanziari mirati a supportare gli adeguamenti strutturali delle flotte.

La transizione ecologica della pesca incontra tuttavia un panorama legislativo disomogeneo, caratterizzato da un federalismo normativo che rischia di generare disparità competitive tra marinerie confinanti. In Italia il Veneto ha tracciato la rotta approvando una legge regionale che fissa al 2030 il traguardo per il superamento definitivo dei contenitori in polistirene espanso nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Su una linea analoga si sta muovendo la Campania, dove è stato incardinato un disegno di legge volto a ridurre gradualmente l’utilizzo di questo materiale attraverso agevolazioni fiscali e misure di accompagnamento destinate ai produttori ittici.

Questi interventi virtuosi evidenziano al contempo i limiti di un approccio parcellizzato su scala locale. Le imbarcazioni operano regolarmente al di fuori delle acque di giurisdizione regionale e conferiscono il pescato in mercati ittici situati in porti differenti. L’assenza di un quadro nazionale vincolante crea incertezze operative per i comandanti dei pescherecci, costretti a districarsi tra regolamenti portuali divergenti, e disincentiva gli investimenti industriali necessari per la produzione massiva dei contenitori alternativi e per l’automazione dei sistemi di lavaggio.

Dettaglio di cassette rigide e riutilizzabili per il pesce a bordo di un peschereccio durante le operazioni di stivaggio.

La necessità di colmare questo vuoto emerge con chiarezza nelle parole di Fabio Galluzzo, vicepresidente della Fondazione Marevivo. Galluzzo ha ricordato che l’esperienza maturata sul campo evidenzia l’esistenza di risposte praticabili per l’intero comparto, ma il cambiamento su vasta scala esige una legge nazionale incardinata in una cornice europea coerente, capace di guidare i pescatori verso l’abbandono pianificato del polistirolo. Marevivo conduce da tempo un’attività di pressione istituzionale a Roma e collabora con network ambientalisti continentali per costruire una convergenza capace di superare la frammentazione territoriale e approdare a standard tecnici condivisi.

L’adozione diffusa delle cassette riutilizzabili non comporta soltanto la fornitura fisica dei contenitori, ma richiede una trasformazione profonda della logistica di banchina. Le cassette in materiale plastico riciclabile ad alta densità possiedono caratteristiche di robustezza, igienicità e stabilità termica superiori al polistirene, ma necessitano di un circuito chiuso di gestione per essere economicamente e operativamente sostenibili. Questo modello postula l’introduzione di meccanismi di cauzione, stazioni automatizzate per il lavaggio e la sanificazione certificate dalle autorità sanitarie, oltre a spazi dedicati per lo stoccaggio nei porti e nei mercati all’ingrosso.

Senza adeguate infrastrutture a terra, il carico della gestione rischia di gravare eccessivamente sui singoli equipaggi o sulle cooperative. I mercati ittici devono potersi dotare di impianti di lavaggio ad alta efficienza energetica e basso consumo idrico, capaci di garantire la rotazione rapida delle cassette tra le aste mattutine e le partenze dei pescherecci. È proprio su questo snodo che si concentra la richiesta di investimenti: i fondi comunitari, in particolare quelli legati al Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura, possono offrire la copertura finanziaria per ammodernare le strutture portuali senza trasferire i costi operativi sulle spalle degli operatori ittici.

Le cooperative di pescatori manifestano interesse verso la sostituzione dei vecchi contenitori, ma pongono sul tavolo questioni logistiche reali. Rispetto al polistirolo, che viene spesso compresso o gettato dopo un singolo impiego, le cassette rigide occupano un volume costante sia da piene sia da vuote, a meno che non siano progettate con profili impilabili o collassabili. A bordo dei pescherecci di dimensioni medio-piccole, dove ogni metro quadro di coperta è calcolato al millimetro per garantire la sicurezza del lavoro, l’ingombro delle cassette vuote prima della calata delle reti costituisce un elemento da considerare con rigore ingegneristico.

Esiste poi l’aspetto economico legato al valore del pescato locale. L’impiego di contenitori puliti, tracciabili mediante codici a barre o tag a radiofrequenza, consente di associare alla cassetta informazioni puntuali sulla zona di cattura, sull’orario di sbarco e sull’imbarcazione, migliorando la trasparenza verso i distributori e la ristorazione. In mercati sempre più attenti alla sostenibilità delle filiere, la certificazione di un pescato sbarcato senza l’ausilio di plastiche monouso dispersibili comincia ad assumere un valore aggiunto tangibile, trasformando un vincolo ambientale in un elemento di differenziazione commerciale.

Il coinvolgimento diretto delle marinerie nel processo decisionale si è rivelato un fattore decisivo per il funzionamento del progetto a Sciacca come a Viareggio. Quando i pescatori vengono considerati parte integrante della soluzione e non semplici destinatari di divieti calati dall’alto, l’adesione alle pratiche di tutela cresce. L’esperienza dimostra che il superamento del polistirolo non viene percepito come un ostacolo insormontabile se accompagnato dalla fornitura iniziale dei materiali, da una logistica snella per il ritiro dei vuoti e da un sistema tariffario che non penalizzi le imbarcazioni che sbarcano contenitori durevoli.

A livello europeo, il dossier packaging e rifiuti da imballaggio sta progressivamente restringendo i margini di tolleranza per i materiali ad alto tasso di dispersione e basso tasso di riciclo effettivo. Sebbene il polistirene espanso sia tecnicamente riciclabile, la presenza di residui organici, sale e umidità rende il recupero delle cassette da pesce estremamente oneroso sul piano economico, spingendo la maggior parte di questi rifiuti verso la discarica, gli inceneritori o, nei casi peggiori, verso l’abbandono incontrollato nelle aree portuali e sui litorali.

Il percorso intrapreso a Sciacca non rappresenta dunque un punto di arrivo per la flotta siciliana, ma la base sperimentale su cui costruire una proposta legislativa articolata. Le prossime tappe prevedono l’allargamento della rete dei porti coinvolti, l’approfondimento dei tavoli tecnici con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il consolidamento del dialogo aperto con la Commissione Europea. La sostituzione del polistirolo nei mercati ittici si trova ora a un bivio: rimanere un insieme di virtuosi progetti pilota territoriali o trasformarsi in una norma strutturale, sostenuta da risorse pubbliche e applicata uniformemente lungo tutte le coste del continente.

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