Home Ecoturismo Overtourism e crisi climatica: l’assalto estivo smantella le difese del Mediterraneo

Overtourism e crisi climatica: l’assalto estivo smantella le difese del Mediterraneo

I dati Eurostat confermano l'insostenibile concentrazione temporale dei flussi sulle coste europee, con l'Italia che assorbe 477 milioni di pernottamenti. Marevivo avverte: ancore e depuratori al collasso distruggono gli habitat che mitigano le ondate di calore marino.

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Una baia del Mediterraneo completamente invasa da imbarcazioni ancorate vicino alla costa.
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Le praterie di Posidonia oceanica sfregiate dalle ancore soccombono per prime alle ondate di calore marino, mentre i depuratori costieri, tarati sulle popolazioni invernali, collassano sotto il peso di milioni di presenze estive riversando nutrienti che alimentano la mucillagine. Il sovraffollamento turistico lungo le coste del Mediterraneo ha smesso di essere un mero problema logistico o di decoro urbano. L’accumulo estremo di bagnanti e imbarcazioni sta fisicamente smantellando la linea di difesa dell’ecosistema contro la crisi climatica.

I numeri tracciano una geografia dello squilibrio strutturale. Le Nazioni Unite calcolano che l’ottanta per cento del turismo globale si riversi sulle fasce costiere. I dati Eurostat relativi al 2025 quantificano questa pressione sull’Europa in quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, con l’Italia a fare da magnete assorbendo quasi 477 milioni di presenze, seconda solo alla Spagna. La criticità maggiore risiede nella concentrazione temporale: oltre un terzo dei flussi europei si esaurisce nei soli mesi di luglio e agosto. In nazioni come la Croazia e la Grecia, le percentuali della stagione estiva superano rispettivamente il 54 e il 41 per cento sul totale annuale.

Questa densità simultanea altera la chimica e la biologia dei bacini. L’associazione Marevivo evidenzia come l’intensificazione delle attività nautiche indebolisca habitat marini già sotto grave stress termico. Le infrastrutture fognarie sottodimensionate non riescono a filtrare il surplus improvviso di reflui umani. Il mix di acque non depurate e temperature record innesca fioriture anomale e abbassa drasticamente la qualità dell’acqua, disarmando la naturale capacità del mare di incassare gli shock climatici.

Un'ancora di una barca che distrugge il fondale marino coperto di Posidonia oceanica.

Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, inquadra la questione in termini di sopravvivenza economica e ambientale. “Il futuro del turismo nel Mediterraneo dipende dalla salute del Mediterraneo stesso. Il problema non è il turismo, che rappresenta una straordinaria opportunità di crescita economica, culturale e sociale. Il problema è un modello di fruizione del territorio che concentra milioni di persone negli stessi luoghi e negli stessi periodi dell’anno, esercitando una pressione sempre maggiore su ecosistemi già fragili”, spiega Giugni. “Oggi dobbiamo scegliere da che parte stare: se tra coloro che continuano ad alimentare questa pressione o tra coloro che si impegnano concretamente per costruire un turismo capace di rispettare e proteggere il patrimonio naturale da cui dipende il suo stesso futuro. Solo un Mediterraneo in salute potrà continuare a sostenere il turismo, l’economia e il benessere delle comunità che vivono di mare”.

La saturazione raggiunge picchi distruttivi dove la fauna selvatica diventa un bene di consumo accessibile a chiunque. Durante la UN Ocean Conference di Nizza, la Fondazione ha portato sul tavolo il fascicolo di Sataya, località egiziana trasformata in un ingorgo nautico dove le imbarcazioni e i nuotatori circondano quotidianamente i delfini fin dentro le loro aree di riposo e riproduzione. Per tentare di arginare questa mentalità predatoria, Marevivo ha attivato un protocollo operativo per approdi, alberghi e stabilimenti balneari, assegnando un riconoscimento a “stelle marine” alle strutture che azzerano la plastica monouso e tracciano lo smaltimento delle risorse.

L’urgenza si sposta ora sul piano ingegneristico e normativo. Le richieste tecniche includono l’installazione massiccia di campi boe per interdire l’ancoraggio libero sulle praterie sommerse, l’adeguamento forzato della rete depurativa costiera e una gestione rigorosa degli scarichi navali. Il contenimento dei flussi e il controllo delle infrastrutture marittime servono a mantenere in funzione la complessa macchina biologica che regola la vita dell’intero bacino, un equilibrio senza il quale il prodotto turistico mediterraneo cesserà di esistere.

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