
Immagini satellitari, ricerca e linguaggi artistici si incontrano in un progetto del CNR e del Liceo artistico “Mario Festa Campanile”. Un’esperienza che porta l’osservazione dell’ambiente dalla ricerca scientifica ai laboratori della scuola.
Vista dallo spazio, la Terra rivela forme che da vicino fatichiamo a riconoscere. I fiumi disegnano trame sinuose, i campi compongono mosaici, le città si espandono tra superfici naturali e coltivate. Sono immagini che permettono di studiare il territorio, ma che possono anche suscitare domande e suggerire nuove forme di espressione.

Figura 1. Dalla Terra osservata alla Terra immaginata: in alto, immagini satellitari di un fenomeno vulcanico sottomarino e di una fioritura algale; in basso, le rielaborazioni digitali realizzate dagli studenti dell’indirizzo Audiovisivo e multimediale.
Proprio da questo incontro tra osservazione e immaginazione è nato un percorso che ha coinvolto alcuni studenti del terzo anno del Liceo artistico “Mario Festa Campanile” di Melfi, in Basilicata, insieme a docenti, ricercatori e tecnologi delL’ Istituto di Metodologie Integrate per l’Osservazione della Terra (IMIOT) del CNR. Il progetto, sviluppato nell’anno scolastico 2024–2025 nell’ambito dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), ha trasformato immagini satellitari e dati ambientali in materiali di lavoro per la creazione artistica.
L’esperienza è oggi raccontata nell’articolo scientifico “Through the Kaleidoscopic Lens of Art: a STEM education pathway within Italy’s PCTO framework”, pubblicato su Frontiers in Education.
Osservare prima di creare
Il percorso è cominciato con l’incontro con la ricerca. Lezioni, attività sul campo e visite ai laboratori hanno introdotto gli studenti allo studio del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera, alle trasformazioni del paesaggio e alle tecnologie impiegate per osservarle.
Un’immagine satellitare può affascinare per i suoi colori e le sue geometrie. Per interpretarla, però, occorre chiedersi che cosa rappresenti, quali informazioni contenga e come sia stata prodotta. Questo passaggio ha costituito il punto di partenza del lavoro creativo.
Accompagnati dai ricercatori e dai docenti, gli studenti hanno selezionato forme, trame e dettagli, sviluppando idee e scegliendo gli strumenti con cui esprimerle. L’osservazione scientifica è così entrata nei laboratori artistici, dove ha assunto nuove configurazioni.
Una Terra, tre modi di raccontarla
Gli indirizzi coinvolti , ovvero Arti figurative, Architettura e ambiente, Audiovisivo e multimediale, hanno affrontato i materiali scientifici secondo prospettive differenti.
Nelle Arti figurative, colori e superfici sono stati rielaborati attraverso pittura e tecniche miste.

Figura 2. Colori e trame del territorio reinterpretati attraverso acrilici e resina: le opere degli studenti dell’indirizzo Arti figurative.
Nell’indirizzo Architettura e ambiente, gli studenti hanno trasferito le trame del paesaggio sulle facciate degli edifici, mettendo in relazione la Terra vista dall’alto con gli spazi dell’abitare.

Figura 3. Il paesaggio diventa architettura: a sinistra, l’immagine satellitare di partenza; a destra, le trame estratte e applicate digitalmente alle facciate degli edifici.
Nell’Audiovisivo e multimediale, sovrapposizioni e ricomposizioni digitali hanno dato origine a racconti visivi. Una stessa immagine della Terra può dare origine a opere molto diverse. Attraverso la pittura, la progettazione architettonica o il montaggio digitale, gli studenti hanno messo in risalto aspetti differenti del paesaggio, offrendo al pubblico più modi di osservarlo e interpretarlo.
Dalla scuola al pubblico
Le opere realizzate dagli studenti sono state esposte nella mostra “COSMOS CREATIVO: Artistic Transformations of Earth from Space”, organizzata nell’ambito di SuperScienceMe, iniziativa della Notte europea dei ricercatori.
La presentazione pubblica ha aggiunto un ulteriore passaggio al percorso: gli studenti hanno potuto condividere le proprie interpretazioni, offrendo ai visitatori occasioni per soffermarsi sul paesaggio e sul rapporto tra attività umane e ambiente.
Per chi si occupa di sostenibilità, questa esperienza suggerisce una domanda: come rendere le informazioni ambientali parte della vita culturale di una comunità? La scuola può essere uno dei luoghi in cui sperimentare risposte, facendo lavorare insieme conoscenze scientifiche, sensibilità artistiche e capacità di comunicazione.
Un’esperienza da sviluppare
Lo studio descrive il processo creativo e le opere realizzate.
L’esperienza di Melfi offre un esempio concreto e di successo di collaborazione tra scuola e ricerca, nel quale ciascuno porta competenze specifiche: i ricercatori contribuiscono alla comprensione dei fenomeni, i docenti accompagnano la sperimentazione espressiva e gli studenti costruiscono le proprie interpretazioni.
Da questo lavoro comune nasce un invito ad osservare con maggiore attenzione: a riconoscere, dentro un’immagine della Terra, un territorio reale e una storia che ci riguarda e, viceversa, a ritrovare nel paesaggio forme, colori e suggestioni capaci di diventare arte.
Per approfondire: Coluzzi et al., “Through the Kaleidoscopic Lens of Art: a STEM education pathway within Italy’s PCTO framework”, Frontiers in Education, 2026. https://doi.org/10.3389/feduc.2026.1922875



































