Ambiente e lavoratori prima dei profitti, la svolta delle multinazionali Usa

Duecento tra le più grandi aziende americane pubblicano un documento in cui sconfessano il mantra "prima gli azionisti". Per creare valore bisogna guardare alla sostenibilità ambientale e alle condizioni dignitose offerte ai dipendenti

Non solo profitto, le aziende oggi guardano anche all’impatto ecologico, al rispetto dei clienti e “alle condizioni dignitose offerte ai dipendenti”. È quanto si legge nel documento firmato da circa 200 tra le più grande aziende americane, che sconfessano il mantra “prima gli azionisti” che per anni ha guidato le politiche societarie. Per creare valore ne lungo periodo c’è bisogno di altre priorità.

L’attenzione al profitto deve rimanere, ma dovrà essere solo una delle linee guida: d’ora in avanti i manager devono considerare anche l’impatto sull’ambiente e sulle comunità locali, i rapporti corretti con i fornitori, il rispetto dei consumatori e le condizioni offerte ai propri dipendenti.

Il documento è stato firmato da 181 amministratori delegati delle principali aziende di Wall Street e colossi finanziari che fanno parte della Business Roundtable, che come si intuisce dal nome è un tavolo di lavoro attorno al quale si siedono le grandi multinazionali – da Jp Morgan ad Amazon, da BlackRock a General Motors – per capire cosa può fare bene al loro business.

Per decenni il loro motto è stato “prima gli azionisti”, poi quest’anno la svolta etica. In passato contavano solo i dividendi, a qualunque costo: di fronte a un calo dei consumi o dei profitti, non hanno esitato a tagliare personale, spostarsi dove si pagavano meno tasse, o dove le norme anti-inquinamento erano meno rigide.

Oggi questo sistema non può più funzionare e perciò le aziende si sono impegnate a rispettare nuovi principi che favoriscano la sostenibilità ambientale e valorizzino le risorse umane, come si legge chiaramente del documento:

  • Offrire valore ai nostri clienti, venendo incontro alle loro esigente e addirittura superandone le aspettative.
  • Investire nei nostri dipendenti, ricompensandoli equamente e fornendo nuovi benefits come la formazione e l’educazione, che aiutano a sviluppare nuove competenze per un mondo in rapido cambiamento. Promuovere la diversità e l’inclusione, la dignità e il rispetto.
  • Trattare in modo equo ed etico con i fornitori.
  • Supportare le comunità in cui lavoriamo. Rispettiamo le persone nelle nostre comunità e proteggiamo l’ambiente adottando pratiche sostenibili in tutte le nostre attività.
  • Generare valore a lungo termine per gli azionisti, che forniscono il capitale che consente alle aziende di investire, crescere e innovare.

La svolta etica delle multinazionali può essere letta – suggerisce il Financial Times – come una risposta politica alla crescita dei movimenti populisti e sovranisti, nella cui retorica rientra (anche) l’accusa ai governi di aver lasciato mano libera alle grandi aziende a discapito dei lavoratori e dell’ambiente.

Allo stesso modo, il Financial Times sottolinea come il documento di “The Roundtable Business” sia una mossa politica per lanciare un messaggio ai candidati più radicali del Partito Democratico, da Elizabeth Warren a Bernie Sanders, che stanno conducendo una campagna attaccando le multinazionali come macchine di profitti, che guardano solo ai soci e non alle ricadute sociali delle loro scelte. E in qualche modo proporsi per cambiare le regole assieme ai politici che domani potrebbero essere alla Casa Bianca, invece di subirne le scelte. Lo stesso Jeremy Corbyn si è aggiudicato la leadership dei Laburisti nel Regno Uniti proponendo nuove regole per le imprese e le finanza.

Al di là delle motivazioni, le imprese hanno iniziato a lavorare di più sulla reputazione e sugli investimenti per il lungo periodo, assecondando la spinta etica ed ecologista della società, sempre più attenta alle tematiche ambientali e sociali.