ASviS agli Stati Generali: puntare su sviluppo sostenibile e Green new deal

L'Asvis ha proposto di orientare i fondi europei e nazionali a favore del Green new deal, dell’innovazione, della formazione e della lotta alle disuguaglianze

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Inserire nella Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile; emanare un atto di indirizzo ai ministri che espliciti la loro responsabilità per il conseguimento dell’Agenda 2030, come fatto dalla Presidente della Commissione europea; inserire nella Relazione illustrativa delle proposte di legge una valutazione dell’impatto atteso sui 17 Obiettivi e sui singoli Target; estendere alle imprese di media e grande dimensione l’obbligo della rendicontazione non finanziaria; istituire presso la Presidenza del Consiglio un organismo permanente di consultazione della società civile per eliminare le disuguaglianze di genere. Queste alcune delle proposte per la governance delle politiche di rilancio che l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato agli Stati Generali, insieme a proposte specifiche orientate al rilancio del Paese nell’ottica di uno sviluppo più sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale.

 “Durante questi mesi di emergenza epidemica, gli oltre 600 esperti delle organizzazioni aderenti all’ASviS, hanno analizzato l’impatto del Covid-19 sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e i provvedimenti del Governo alla luce dell’Agenda 2030 e delle 5 categorie della “resilienza trasformativa” (proteggere, promuovere, preparare, prevenire e trasformare). Questa analisi conferma che ora vanno rafforzati gli interventi destinati alla trasformazione del sistema socioeconomico in un’ottica di sostenibilità”, dichiara Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS, che con 270 organizzazioni aderenti è la più grande rete della società civile mai creata in Italia.

“L’Italia non è su un sentiero di sviluppo sostenibile e la crisi indotta dalla pandemia rende ancora più impervio il cammino verso il piano d’azione sottoscritto da tutti i paesi dell’Onu”, ha dichiarato il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini. “Le nostre analisi dimostrano i danni che la crisi sta determinando e determinerà, ma anche la possibilità che innovative politiche pubbliche e lungimiranti strategie aziendali siano in grado di trasformare il nostro Paese rendendolo più resiliente, sostenibile ed equo, come indicato nei documenti della Commissione europea”.

Le analisi svolte in questi mesi indicano, tra l’altro, che:

  • la crisi va letta in funzione dell’impatto sui diversi stock di capitale (e non solo sui flussi – il PIL), un depauperamento dei quali può determinare l’insostenibilità dell’intero sistema. La crisi impatta negativamente e gravemente sul capitale economico, sul capitale umano e sul capitale sociale. L’impatto sul capitale naturale è stato positivo durante il lockdown, ma può essere negativo nella fase di ripartenza;
  • i sondaggi condotti in questi mesi segnalano che il 63% degli italiani ritiene che ci sia bisogno di una ripresa economica centrata sulle tematiche green e il 71% pensa che se il Governo non agisce subito per combattere il cambiamento climatico avrà fallito il suo compito;
  • la crisi ha aumentato la sensibilità dei cittadini per lo sviluppo sostenibile e la domanda per politiche orientate all’Agenda 2030, tra cui quelle orientate a ridurre la disoccupazione e aumentare il reddito.

Il Rapporto ASviS, Politiche per fronteggiare la crisi da Covid-19 e realizzare l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, pubblicato il 5 maggio, contiene numerose proposte per cambiare l’orientamento delle politiche e rafforzare i segnali positivi già emersi con la Legge di Bilancio per il 2020. L’ASviS segnala alcune azioni di carattere trasversale che aiuterebbero il Paese a “rimbalzare avanti” verso uno sviluppo maggiormente sostenibile:

  • la semplificazione delle procedure amministrative per consentire un’attivazione rapida degli investimenti pubblici, anche in vista di un utilizzo tempestivo dei futuri fondi europei;
  • il ripensamento del ruolo dello Stato, a integrazione e supporto dell’azione del settore privato, per la salvaguardia dei beni comuni e la promozione di comportamenti economici orientati al benessere di tutti. Ciò comporta l’accelerazione della transizione all’economia circolare, una maggiore protezione della salute e dei diritti dei lavoratori, l’estensione alle medie imprese dell’obbligo di rendicontazione dell’impatto sociale e ambientale della loro attività, l’introduzione di finanziamenti con garanzia pubblica per lo sviluppo sostenibile;
  • l’accelerazione della transizione digitale come driver per lo sviluppo sostenibile, da affiancare a misure per la conciliazione tra vita e lavoro (con particolare attenzione alla condizione femminile, che in questa situazione rischia di essere sacrificata) attraverso il welfare aziendale e lo smart working, con effetti positivi sulla mobilità e vantaggi per il clima e la qualità dell’aria;
  • considerare centrale lo stato di salute del capitale naturale, base della nostra salute, del nostro benessere e del modello di sviluppo, e promuovere un piano di azione per le politiche abitative, la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio;
  • salvaguardare e rafforzare l’infrastruttura culturale, in ogni territorio e a livello nazionale, favorendo una relazione integrata fra mondi della cultura, dell’educazione e del turismo;
  • cogliere la sfida della didattica a distanza per migliorare l’accesso alla conoscenza, la qualità dell’apprendimento, ridurre le disuguaglianze e offrire anche agli adulti occasioni di formazione continua lungo l’intero arco della vita.

I rappresentanti dell’ASviS hanno anche illustrato il “pacchetto di investimenti a favore dello sviluppo sostenibile per le città e i territori”, che prevede interventi per 202 miliardi di euro in dieci anni nei campi della “transizione verde”, la trasformazione digitale, la sanità e la lotta alla povertà.

Infine, sono state presentate le proposte avanzate dall’iniziativa #educAzioni, lanciata nei giorni scorsi dall’ASviS e da altre otto reti della società civile italiana, per l’avvio di un programma straordinario finalizzato a tutelare i diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti di fronte all’emergenza. Il piano si articola su cinque azioni: partire dai primi mille giorni (iniziativa per la fascia d’età 0-6 anni); aprire le scuole e fare comunità educante; iniziative perché nessuno venga lasciato indietro; investire sull’educazione per investire sul futuro; un piano strategico nazionale sull’infanzia e l’adolescenza.