Spiagge senza plastica in Toscana, 900 stabilimenti vietano il monouso

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Spiagge plastic-free anche in Toscana. Dopo la Puglia, anche la Toscana mette al bando gli articoli di plastica monouso a partire dall’estate 2019. In novecento stabilimenti balneari, lungo circa 230 km di costa, dal confine con la Liguria al Nord a quello con il Lazio al Sud, non sarà più possibile somministrare cibo e bevande in contenitori usa e getta non riciclabili.

La Regione Toscana, infatti, ha di fatto anticipato gli obiettivi della Direttiva europea, che ha avuto nei giorni scorsi anche l’ok del Consiglio Ue, e che diventeranno effettivi a partire dal 2021. Niente più piatti, bicchieri, cannucce e posate monouso, quindi, per cercare di arginare l’emergenza plastica in mare che sta diventando sempre più preoccupante. Sarà possibile utilizzare soltanto quelle biodegradabili e compostabili già presenti in commercio.

L’accordo, che prende il nome di “Spiagge sostenibili”, verrà siglato nei prossimi giorni da Regione e associazioni di categoria (Confesercenti, Confcommercio, Cna Toscana, Confartigianato, Confindustria, ma altre sigle si aggiungeranno anche in un secondo momento, trattandosi di un protocollo aperto) e prevedrà pesanti sanzioni in caso di irregolarità. Saranno installati contenitori per la raccolta differenziata anche nelle spiagge libere.

Da settembre potrebbero adeguarsi a questo nuovo corso plastic-free anche le mense delle strutture della Regione Toscana, degli enti e delle agenzie regionali e degli enti del Servizio sanitario regionale. Intanto, secondo un’analisi Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, nel nostro Paese un cittadino su quattro (27%) ha già evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene che sarebbe opportuno pagare un sovraprezzo per questi prodotti.

Gli articoli di plastica monouso rappresentano numericamente circa la metà dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge europee, provocando gravi danni all’ambiente, all’ecosistema e alla fauna marina, ma anche alle attività produttive come turismo, pesca e trasporto marittimo.

La plastica è una delle principali minacce agli ecosistemi marini e rappresenta un rischio crescente per la biodiversità, l’ambiente, l’economia e la salute. Secondo i dati diffusi da Clean Sea Life, ogni anno finiscono in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo, e questi numeri sono destinati ad aumentare se non si interviene con politiche drastiche atte a favorire il corretto smaltimento dei rifiuti, soprattutto quelli in plastica che maggiormente minacciano i mari di tutto il mondo.

Gli oggetti che si trovano più frequentemente sono monouso: sacchetti (di ogni uso e dimensione, da quelli della spazzatura ai sacchettini per fazzoletti), bottiglie e bottigliette di bevande e i loro tappi, bastoncini per le orecchie, mozziconi di sigaretta, palloncini, assorbenti igienici. Moltissimi i contenitori: flaconi vari, taniche, ceste. E soprattutto tanti, tantissimi frammenti di plastica, segno che molti di questi oggetti hanno già iniziato a disgregarsi.

La decisione adottata dalla Puglia prima e dalla Toscana poi non solo è all’avanguardia ma si pome come modello per il resto dell’Italia e del mondo, minacciato dalla crescente produzione di rifiuti e dalla – spesso – incapacità di gestirli. Un atto di civiltà verso il pianeta e verso l’umanità, che sente sempre più forte il bisogno di salvaguardare l’ambiente per salvaguardare il proprio futuro.