Joe Biden, le priorità sono ambiente e lotta ai cambiamenti climatici

Uno dei primi passi del presidente neoeletto sarà il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi sul clima ma la strada è in salita

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La vittoria di Joe Biden è la vittoria dell’ambiente. Uno dei primi passi del presidente neoeletto sarà il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi sul clima, firmato da Obama nel 2015. Il compito di ricucire gli strappi su ambiente e politiche energetiche sarà una delle prime sfide che Biden si troverà ad affrontare ed è probabile che lo farà nei primi 100 giorni del suo mandato, che prenderà il via ufficialmente il 20 gennaio prossimo.

Nel primo discorso da presidente eletto Biden ha legato indissolubilmente economia e azione climatica, che andranno di pari passo nell’agenza del presidente. È in questo modo che Biden ha presentato la sua proposta su ambiente e energia, fino al punto da ripetere che quando pensa alla risposta al climate change e alla transizione energetica pensa a nuovi posti di lavoro. Un po’ per pararsi dalle critiche dei repubblicani, un po’ per dare un nuovo framing, tutto positivo e accettabile per gli americani, alla tutela dell’ambiente. Tanto che il suo piano, spesso, viene definito dal suo team un climate-and-jobs plan.

Ambiente ed energia sono stati temi rilevanti in queste ultime elezioni USA, secondo molti exit poll. Morning Consult ha rilevato che il 74% degli elettori di Biden ha descritto il cambiamento climatico come “molto importante” per il proprio voto. Un altro exit poll di Fox News e Associated Press ha stabilito che il 67% degli elettori, non solo quelli che votano per Biden, sostiene “l’aumento della spesa pubblica per l’energia verde e rinnovabile”.

Le grandi coordinate dell’azione di Biden sono già note. Le ha illustrate lo scorso luglio: USA subito dentro l’accordo di Parigi sul clima e la promessa di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, allineando gli States all’Unione Europea. Il tutto, creando 10 milioni di posti di lavoro ‘verdi’, soprattutto grazie all’espansione delle rinnovabili e delle funzioni di ricerca e sviluppo.

Rientrare nell’accordo di Parigi sarebbe un passo importante – Biden ha promesso di farlo il giorno stesso del suo insediamento – ma solo simbolico. Perché subito dopo dovrà emanare leggi che permettono al paese di raggiungere gli obiettivi sul clima, oltre a fissarne di nuovi e più ambiziosi. E questa parte è tutt’altro che semplice. Nell’immediato, Joe Biden può usare lo stesso strumento di Trump, cioè gli ordini esecutivi. In questo modo metterebbe subito in marcia il processo. Ma è uno strumento debole, perché ogni decisione presa tramite executive order può essere smantellata da un prossima amministrazione repubblicana.

I primi ordini esecutivi – riferiscono fonti vicine al neoeletto presidente – istruiranno le agenzie federali a decidere nuovi limiti per il metano per i pozzi di petrolio e gas, a ripristinare e rafforzare gli standard di risparmio di carburante e a rafforzare gli standard di efficienza per elettrodomestici ed edifici. Ma potrebbero anche spingere per più trasparenza da parte della finanza sui rischi legati al cambiamento climatico. Tra i passi più attesi c’è lo smantellamento di una misura-bandiera di Trump, con cui a tutte le agenzie federali era stato intimato di congelare ogni loro politica sul clima.

Biden ha anche detto che il primo giorno della sua amministrazione firmerà un ordine esecutivo per ripristinare la conservazione del 30% della terra e delle acque degli Stati Uniti entro il 2030. Il che soffocherebbe la possibilità di nuove trivellazioni offshore, soprattutto nell’Artico.

Ma non finisce qui. Tra le misure annunciate ci sono la rinuncia al fracking, ma solo dai terreni federali, e la spinta a favore della cattura e dello stoccaggio di carbonio (CCS), aspetto che da molti è visto come un salvagente per le compagnie fossili. Quest’anno Chevron e Exxon Mobil hanno aumentato le donazioni alla campagna dei democratici, rispetto alle presidenziali passate. E uno dei consiglieri a cui Biden presta più ascolto è Lonnie Stephenson, presidente di un sindacato, l’IBEW, che rappresenta quasi un milione di lavoratori e che spinge per tagliare le emissioni ma senza scartare le fonti non rinnovabili.

L’ostacolo più grande è il Congresso. Il Senato resta in mano ai repubblicani e per quell’aula devono passare tutti i disegni di legge. L’azione sul clima di Joe Biden si preannuncia già come una battaglia difficoltosa ma le premesse della vigilia sono buone e il neoeletto presidente ha già dimostrato la volontà di combattere per difendere l’ambiente da azioni scelerate che lo stanno portando alla catastrofe.