La vita sociale degli alberi

Gli alberi sono esseri solidali, instaurano strette connessioni tra di loro, fanno amicizia e si aiutano a vicenda.

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© Johannes Plenio on Pexels

Al contrario di quanto si possa pensare, la vita degli alberi non è basata solo sull’individualismo e sulla competizione, ma anche sulla cooperazione e la solidarietà, come affermò anche lo scrittore ed accademico francese del Novecento Henry Bordeaux con la sua celebre frase “gli alberi, come l’uomo, si sono affinati in società”.

Peter Wohlleben, guardaboschi e scrittore tedesco, nel suo libro “La vita segreta degli alberi” (Macro Edizioni, 2016) ci porta alla scoperta del mondo segreto e più nascosto degli alberi, evidenziando come questi siano esseri sociali e solidali, in grado di stringere amicizie, nutrirsi a vicenda e comunicare tra loro. Peter racconta come da una ricerca di Vanessa Bursche, del Politecnico di Acquisgrana, sia emersa l’esistenza di una rete fungina sotterranea in grado di connettere gli alberi tra di loro come un vero e proprio “sistema di assistenza sociale”.

È proprio sottoterra, infatti, che ha luogo, attraverso le radici, uno scambio di sostanze nutritive e perfino di informazioni (per esempio su un imminente attacco di insetti) che permette agli alberi più “forti” di aiutare quelli più “deboli”, compensando così le rispettive forze e debolezze. Questa scoperta proverebbe il fatto che gli alberi siano in grado di sintonizzarsi tra di loro in modo tale da fornire tutti le medesime prestazioni. Questo, però, avviene solo tra alberi della stessa specie, come i faggi, capaci di stringere amicizie e perfino di alimentarsi a vicenda.

Anche gli alberi malati ricevono aiuto e nutrimento dai loro vicini sani fino a quando non guariscono. In un secondo momento, la situazione potrebbe ribaltarsi e gli alberi che hanno fornito sostegno potrebbero aver bisogno, a loro volta, di aiuto. Insomma, un continuo dare e ricevere. Questo comportamento dei faggi, in effetti, ricorda un po’ quello di un branco di elefanti: anche il branco si prende cura dei suoi membri, aiuta quelli deboli e malati, e addirittura organizza delle vere e proprie veglie funebri radunandosi intorno al corpo del membro defunto per toccarlo con la proboscide in segno di rispetto e di saluto, e tornare poi in quel luogo a far visita alle ossa, quasi a volersi assicurare che sia morto davvero.

Alcuni guardaboschi di Lubecca, spiega Wohlleben, hanno scoperto che un faggeto in cui gli alberi sono disposti in maniera molto fitta, è addirittura più produttivo. La salute di un albero, infatti, dipende da quella del bosco che lo circonda: se i soggetti più deboli deperiscono e muoiono, anche gli altri ne risentono; questo perché quando il bosco non è più chiuso, il sole e i forti venti di burrasca raggiungono il suolo rendendolo arido e alterando così il microclima fresco-umido.

Ogni albero, quindi, è fondamentale e prezioso per la comunità, però anche fra gli alberi esistono delle preferenze: pare, infatti, secondo Wohlleben, che essi “scelgano” chi aiutare in base al grado di attaccamento o forse addirittura di affetto. Una coppia di alberi “amici” bada bene a non formare rami troppo ingombranti nella direzione dell’altro, rivolgendo invece i rami più grossi e spessi verso l’esterno, quindi in direzione dei “non-amici”. Queste coppie, a volte, sono così strettamente interconnesse mediante le radici da morire perfino insieme.

© Aurora Chiara Cortese

Amicizie di questo genere, però, solitamente sono riscontrabili solo nelle foreste naturali e sembrano essere comuni a tutte le specie (faggi, querce, abeti…). Le radici degli alberi delle foreste piantumate, invece, avendo subìto un danno permanente a causa della piantumazione, sembrano incapaci di ricostituire e formare un reticolo. Solitamente gli alberi di queste foreste sono individui solitari e conducono una vita alquanto difficile, conclude Wohlleben.

Gli alberi, sin dall’inizio della loro esistenza, hanno “scelto” di stare insieme, si sono evoluti e adattati alle diverse latitudini, organizzandosi in comunità vegetali e colonizzando gran parte del nostro pianeta, rendendolo vivibile per migliaia di specie animali e per l’uomo. Possiamo quindi affermare che la prima forma di vita associata ed organizzata è il bosco e che gli alberi soggiacciono da sempre alle regole sulle quali si basa la società che loro stessi hanno costruito e che tuttora continuano a favorire.

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