
Il dieci luglio non è affatto una data casuale nel calendario delle innumerevoli ricorrenze legate alla sostenibilità ambientale e al progresso tecnologico. In questo giorno, che segna solennemente l’anniversario della nascita del genio visionario Nikola Tesla, il mondo intero si unisce per celebrare la Giornata Mondiale dell’Indipendenza Energetica. Questa ricorrenza assume oggi, nel mezzo di una crisi climatica senza precedenti, un significato di importanza e urgenza capitale, ben lontano dall’essere una semplice e passiva celebrazione storica. Rappresenta, al contrario, un momento di profonda riflessione collettiva e di vigorosa chiamata all’azione globale per accelerare in modo decisivo la transizione verso un modello energetico basato esclusivamente sulle fonti rinnovabili, sancendo così il progressivo, rapido e inesorabile abbandono dei combustibili fossili. Nikola Tesla, con decenni di incredibile anticipo rispetto alla sensibilità ecologica contemporanea, aveva ardentemente sognato e rigorosamente teorizzato un mondo in cui l’energia potesse essere finalmente libera, pulita, abbondante e accessibile a tutti gli abitanti del pianeta, svincolata per sempre dalle avide logiche di estrazione e sfruttamento intensivo e distruttivo delle risorse del sottosuolo. Il suo celebre e ambizioso esperimento della Wardenclyffe Tower mirava proprio a trasmettere energia senza fili sfruttando la naturale conducibilità della ionosfera terrestre, un’utopia tecnologica per l’epoca che oggi, mutatis mutandis, rivive vigorosamente nella dirompente rivoluzione delle reti intelligenti e della generazione elettrica distribuita. La potente visione di Tesla ci ricorda costantemente che l’innovazione tecnologica deve essere sempre posta al servizio disinteressato dell’umanità e della salvaguardia dell’ambiente, un principio etico fondamentale che costituisce il vero cuore pulsante della moderna concezione di indipendenza energetica.
Nel ventunesimo secolo, il concetto stesso di indipendenza energetica ha subito una radicale, necessaria e profonda evoluzione semantica e strategica. Se in un passato non troppo remoto questo termine veniva quasi esclusivamente associato alla mera capacità di una nazione sovrana di estrarre petrolio, gas naturale o carbone dal proprio territorio in quantità sufficienti a soddisfare l’intero fabbisogno interno, oggi la prospettiva globale si è completamente e fortunatamente capovolta. L’indipendenza energetica moderna, nella sua accezione più nobile e lungimirante, coincide intrinsecamente e indissolubilmente con la sicurezza climatica, la pace internazionale e la sostenibilità ambientale a lungo termine. Significa affrancarsi definitivamente dalla dipendenza strutturale e tossica da risorse intrinsecamente esauribili, pesantemente inquinanti e geograficamente concentrate nelle mani di pochi e spesso instabili attori geopolitici, per abbracciare con coraggio l’abbondanza democratica, diffusa e inesauribile del sole, del vento, dell’acqua e del calore naturale della terra. L’era plurisecolare dei combustibili fossili ha purtroppo lasciato in amara eredità un pianeta febbricitante, segnato da un’emergenza climatica acuta che non concede più alcun margine per proroghe o tentennamenti. Raggiungere la vera indipendenza energetica oggi vuol dire, prima di ogni altra cosa, azzerare nel minor tempo possibile le letali emissioni di gas climalteranti, proteggere con tenacia la fragile biodiversità del nostro pianeta, migliorare drasticamente la qualità dell’aria tossica nelle nostre metropoli congestionate e mitigare efficacemente gli impatti devastanti e sempre più frequenti dei cambiamenti climatici in atto, come siccità prolungate, alluvioni catastrofiche e ondate di calore estreme. Si tratta di un imperativo morale ineludibile per la sopravvivenza stessa della nostra specie, oltre che di una necessità economica e strategica di prim’ordine per garantire la stabilità delle nazioni.
Le recenti, drammatiche e perduranti crisi internazionali hanno dimostrato con spietata e inequivocabile chiarezza quanto l’attuale sistema energetico globalizzato, basato ostinatamente sull’estrazione e sulla combustione degli idrocarburi, sia intrinsecamente fragile, pericoloso e totalmente insostenibile. La pesante dipendenza dalle importazioni estere di gas fossile e petrolio greggio ha esposto intere nazioni, in particolar modo nel vulnerabile continente europeo, a inaccettabili ricatti geopolitici, a una volatilità estrema e speculativa dei prezzi sui mercati internazionali e al rischio tangibile di improvvise, paralizzanti interruzioni delle forniture vitali per la sopravvivenza economica. L’impennata vertiginosa e incontrollata delle bollette energetiche ha colpito in modo durissimo e spietato le famiglie più fragili, aggravando drammaticamente la piaga sociale della povertà energetica, e ha messo letteralmente in ginocchio numerosi e strategici settori industriali e manifatturieri, evidenziando senza ombra di dubbio il legame strettissimo, diretto e indissolubile che intercorre tra sicurezza nazionale, stabilità macroeconomica e autonomia delle fonti di approvvigionamento. In questo panorama così complesso e minaccioso, accelerare in modo esponenziale lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili non è affatto, e non può più essere considerato, soltanto una nobile misura a tutela dell’ambiente naturale, ma rappresenta senza alcun dubbio la più formidabile, efficace e urgente strategia di difesa economica e sociale attualmente a nostra disposizione. Il sole che splende sulle nostre teste e il vento che soffia sui nostri territori non sono soggetti ad alcun embargo internazionale, non possono in alcun modo essere usati subdolamente come armi di indebita pressione politica o militare e, una volta realizzate con lungimiranza le infrastrutture tecnologiche necessarie per la loro captazione e conversione, offrono alla collettività un’energia abbondante il cui costo marginale di produzione tende meravigliosamente allo zero. La transizione ecologica globale si configura quindi, a tutti gli effetti, come il più grande, ambizioso e necessario progetto di pacificazione internazionale, democratizzazione delle risorse e stabilizzazione economica della storia recente dell’umanità.
I dati più recenti, accurati e autorevoli forniti dalle principali istituzioni internazionali del settore, come ad esempio l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), offrono un quadro complessivo che, pur muovendosi nella persistente drammaticità dell’urgenza climatica, ci autorizza a nutrire un solido, cauto ma convinto ottimismo per il futuro. A livello globale, gli immensi investimenti di capitale diretti verso lo sviluppo e l’implementazione delle tecnologie per l’energia pulita stanno superando in modo netto, costante e irreversibile quelli destinati al mantenimento o all’espansione del settore dei combustibili fossili. Secondo le proiezioni più recenti, si stima che per ogni singolo dollaro investito oggi nel comparto altamente inquinante dei combustibili fossili, quasi due dollari vengano saggiamente indirizzati verso le molteplici forme di energia pulita, un ribaltamento storico di proporzioni colossali che risultava del tutto impensabile e utopistico solo un breve decennio fa. La capacità elettrica installata a livello mondiale derivante da energia solare fotovoltaica e da energia eolica continua inarrestabilmente a battere record su record, anno dopo anno, potentemente trainata da una drastica, continua e impressionante riduzione dei costi tecnologici di produzione e installazione. In moltissime parti del mondo, generare nuova elettricità costruendo da zero un moderno impianto solare o un parco eolico all’avanguardia è oggi significativamente, e inequivocabilmente, più economico rispetto al semplice mantenimento in funzione di una vecchia, inefficiente e altamente inquinante centrale termoelettrica a carbone o a gas preesistente. Tuttavia, è di fondamentale importanza non cedere a facili trionfalismi: per avere una reale speranza di mantenere l’inesorabile aumento della temperatura media globale ben entro la rigida soglia critica di un grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali, così come solennemente stabilito dagli accordi internazionali sul clima di Parigi, l’attuale ritmo di questa pur formidabile crescita delle rinnovabili deve necessariamente triplicare entro la fine di questo decennio decisivo. Si tratta, senza mezzi termini, di uno sforzo globale titanico e senza precedenti che richiede riforme normative straordinariamente coraggiose, l’eliminazione immediata e totale degli assurdi sussidi pubblici alle fonti fossili e una massiccia, intelligente semplificazione degli iter autorizzativi e burocratici per la rapida messa in opera dei nuovi, indispensabili impianti rinnovabili.
La costruzione solida e duratura di un sistema energetico che sia veramente indipendente, resiliente e totalmente sostenibile si fonda necessariamente su una ricca e diversificata pluralità di pilastri tecnologici profondamente interconnessi tra loro, lavorando in sinergia per garantire stabilità e abbondanza. Il solare fotovoltaico e l’energia eolica, declinata sia nella sua variante onshore sulla terraferma che in quella offshore in mare aperto, rappresentano indiscutibilmente i potenti e instancabili cavalli da tiro di questa epocale rivoluzione energetica, grazie alla loro straordinaria maturità tecnologica, alla loro immensa scalabilità e alla loro ineguagliabile convenienza economica. L’eolico offshore, in particolar modo, offre oggi potenzialità di generazione letteralmente enormi grazie alla presenza sui mari di venti molto più costanti, regolari e potenti rispetto a quelli terrestri, supportato da tecnologie ingegneristiche all’avanguardia, come le turbine galleggianti, che permettono di sfruttare anche le vaste aree caratterizzate da mari profondi, lontane dalle coste e dal relativo impatto visivo. Accanto a queste fonti primarie, essenziali e trainanti, gioca un ruolo storico e tuttora cruciale l’energia idroelettrica, che deve tuttavia essere gestita e ammodernata con estrema, puntuale attenzione ecologica per preservare la salute dei delicati ecosistemi fluviali, e l’energia geotermica, una risorsa preziosissima in quanto offre una fonte di calore ed elettricità continua, stabile e perfettamente programmabile. Ma la vera, grande e complessa sfida ingegneristica dell’indipendenza energetica rinnovabile risiede senza dubbio nella sapiente gestione della natura intrinsecamente intermittente e variabile della radiazione solare e dei flussi eolici. È esattamente in questo snodo critico che entrano in gioco, assumendo un’importanza capitale, le moderne tecnologie di accumulo energetico: dai giganteschi sistemi di batterie agli ioni di litio su scala di rete, capaci di immagazzinare enormi quantità di energia per compensare i cali di produzione, fino ai tradizionali ma insostituibili bacini idroelettrici a pompaggio, arrivando all’intensa ricerca scientifica globale per lo sviluppo di nuove, rivoluzionarie chimiche per l’accumulo di energia a lunghissima durata. Parallelamente a tutto questo, l’idrogeno verde, prodotto rigorosamente per elettrolisi dell’acqua utilizzando esclusivamente surplus di energia elettrica di origine rinnovabile, si profila all’orizzonte come il vettore energetico chiave, il tassello mancante indispensabile per decarbonizzare con successo i cosiddetti e complessi settori “hard-to-abate”, ovvero quell’industria pesante composta dalle acciaierie, dai cementifici, dalle fabbriche di ceramica e dal comparto chimico, oltre che per alimentare in modo pulito il trasporto marittimo transoceanico e, in prospettiva, anche l’aviazione pesante intercontinentale.
Tuttavia, raggiungere l’agognata indipendenza energetica attraverso una rapida e pervasiva transizione ecologica impone a tutti noi una profonda, onesta e rigorosa riflessione sul legame assolutamente indissolubile che questa transizione deve necessariamente avere con i principi fondanti dell’economia circolare. L’epocale passaggio da un obsoleto sistema globale basato sulla continua e inquinante combustione dei combustibili fossili a un nuovo, luminoso modello basato sulle tecnologie pulite comporta, inevitabilmente e nei fatti, uno spostamento critico da un sistema ad altissima intensità di carburante inquinante a un sistema ad altissima intensità di materiali tecnologici. La necessaria e massiccia produzione globale di miliardi di nuovi pannelli solari, di milioni di imponenti turbine eoliche, di flotte sterminate di veicoli elettrici e di innumerevoli sistemi avanzati di accumulo energetico richiede quantità crescenti, e potenzialmente critiche, di metalli e minerali specifici, come il litio, il prezioso cobalto, il nichel, le fondamentali terre rare, l’alluminio e il rame. Il rischio concreto e allarmante, se questo epocale passaggio non viene gestito con la massima lungimiranza politica e industriale, è quello di sostituire maldestramente la nostra vecchia e tossica dipendenza dai petrostati arabi o russi con una nuova, altrettanto pericolosa e insidiosa dipendenza dai pochi paesi che attualmente dominano l’estrazione mineraria e la complessa lavorazione industriale di queste materie prime essenziali. Per scongiurare in modo definitivo questo grave pericolo geopolitico e ambientale, i sani e lungimiranti principi dell’economia circolare devono essere profondamente integrati fin dalla primissima fase di concezione e progettazione delle nuove tecnologie energetiche. Questo significa, all’atto pratico, implementare severe e stringenti strategie di eco-design per garantire, senza alcuna eccezione, che ogni singolo pannello fotovoltaico installato sui nostri tetti e ogni singola batteria montata sulle nostre automobili possano essere, giunti al termine del loro lungo ciclo di vita, facilmente e rapidamente smontati, e che i loro materiali più preziosi e rari possano essere recuperati e reimmessi nel ciclo produttivo manifatturiero con tassi di efficienza e purezza vicini al cento per cento, azzerando di fatto il concetto stesso di rifiuto tecnologico.
In questa ottica vitale, la chiusura totale ed efficiente del ciclo dei materiali rappresenta oggi la frontiera tecnologica e industriale più avanzata, stimolante e necessaria della sostenibilità nel vasto settore energetico. Fortunatamente, numerose startup altamente innovative, supportate dai centri di ricerca universitari, e grandi aziende industriali consolidate stanno investendo ingenti capitali nello sviluppo di complessi processi idrometallurgici e pirometallurgici all’avanguardia, specificamente studiati per riuscire a estrarre con profitto oltre il novantacinque percento dei preziosi metalli critici contenuti all’interno delle batterie esauste dei veicoli elettrici, trasformando di fatto le nostre metropoli e i nostri centri di riciclo in vere e proprie, ricchissime miniere urbane a cielo aperto. Allo stesso identico modo, si stanno perfezionando giorno dopo giorno sofisticate tecniche industriali per il completo riciclo del silicio puro, del prezioso argento, dell’alluminio e del vetro dai vecchi moduli fotovoltaici di prima generazione ormai giunti a fine vita operativa, mentre formidabili team di scienziati studiano soluzioni chimiche e meccaniche sempre più brillanti per riutilizzare o riciclare integralmente i resistenti materiali compositi e le resine delle enormi pale eoliche, storicamente molto difficili da trattare e smaltire. Inoltre, è fondamentale comprendere che l’economia circolare applicata al settore dell’energia si traduce in modo estremamente virtuoso anche nella drastica estensione del ciclo di vita utile dei prodotti stessi, ad esempio adottando la geniale pratica di dare una proficua seconda vita alle batterie delle auto elettriche. Queste batterie, quando la loro capacità scende al di sotto della soglia ottimale per garantire una lunga autonomia ai veicoli, possiedono ancora un’enorme capacità residua di stoccaggio; possono quindi essere egregiamente utilizzate per svariati anni come potenti sistemi di accumulo stazionario per stabilizzare le reti elettriche domestiche, commerciali o persino industriali, ritardando di molto il momento del loro definitivo e completo riciclo. Solo chiudendo in modo impeccabile, totale e sistematico l’intero cerchio dei materiali utilizzati potremo finalmente garantire alle generazioni future che l’energia del domani sia veramente, integralmente pulita e orgogliosamente indipendente, minimizzando in modo drastico la devastante estrazione mineraria primaria e riducendo a livelli prossimi allo zero l’impronta ecologica generata dalla stessa indispensabile transizione verde.

Un altro elemento trasformativo di importanza assolutamente fondamentale che emerge con forza in questa giornata di profonda riflessione globale è la formidabile e rapida democratizzazione della produzione energetica. L’indipendenza energetica, infatti, non deve assolutamente essere vista in modo miope solo ed esclusivamente a un livello nazionale o macro-regionale, limitandosi alle grandi strategie statali, ma deve permeare capillarmente l’intero tessuto sociale ed economico fino a raggiungere e responsabilizzare positivamente i singoli cittadini, le famiglie e le piccole imprese del territorio. In questo nuovo, entusiasmante panorama civile, le Comunità Energetiche Rinnovabili, spesso abbreviate con l’acronimo CER, rappresentano una vera e propria, straordinaria rivoluzione dal basso. Permettendo in modo semplice e incentivato a gruppi eterogenei di cittadini, condomini, piccole e medie imprese, enti locali, parrocchie e associazioni del terzo settore di unirsi legalmente e fisicamente per produrre, condividere istantaneamente e consumare in modo intelligente energia pulita generata localmente, si va a ribaltare completamente e definitivamente il vecchio, obsoleto e tradizionale modello centralizzato, verticistico e unidirezionale che ha caratterizzato il mercato elettrico nell’ultimo secolo. I comuni cittadini si trasformano magicamente ed efficacemente da meri consumatori passivi, inermi di fronte alle fluttuazioni delle bollette, a moderni e consapevoli “prosumer” (produttori-consumatori), diventando così i veri e indiscussi protagonisti attivi e pulsanti della transizione ecologica nazionale. Le comunità energetiche non solo abbattono drasticamente e immediatamente le nocive emissioni inquinanti sul territorio e riducono in modo sostanziale il peso opprimente delle bollette elettriche per i propri membri, ma generano parallelamente anche enormi, incalcolabili benefici sociali, creando una nuova e forte coesione sul territorio, contrastando in modo diretto e solidale la piaga della povertà energetica che affligge le fasce più deboli della popolazione e stimolando in modo vigoroso l’economia locale e l’artigianato attraverso la costante necessità di installazione e manutenzione di innumerevoli piccoli impianti rinnovabili diffusi. Questa virtuosa e capillare decentralizzazione energetica rappresenta, nella sua forma più pura ed elevata, l’incarnazione moderna e profondamente collettiva del meraviglioso sogno originario di Nikola Tesla: un’energia abbondante per tutti, generata da tutti, in assoluta e perenne armonia con il rispetto dell’ambiente naturale che ci circonda.
Sarebbe tuttavia profondamente ipocrita e del tutto inefficace parlare di vera indipendenza energetica globale senza affrontare simultaneamente, e con la massima urgenza e priorità politica, il tema cruciale dell’efficienza energetica. Deve essere chiaro a chiunque che l’energia in assoluto più pulita, incredibilmente più economica e indubbiamente più sicura è, molto semplicemente, quella che non viene mai consumata. La sistematica, intelligente e capillare riduzione degli sprechi e la meticolosa ottimizzazione dei nostri consumi quotidiani rappresentano senza ombra di dubbio il “primo combustibile” imprescindibile e prioritario dell’intera transizione ecologica. Analizzando i dati, emerge che in Europa, e in particolar modo nel nostro meraviglioso ma antico Paese come l’Italia, una parte assolutamente preponderante del consumo energetico nazionale e delle conseguenti emissioni di gas serra in atmosfera è direttamente imputabile al nostro vastissimo patrimonio edilizio abitativo e commerciale, composto in gran parte da edifici spesso molto vetusti, mal progettati e altamente, disastrosamente inefficienti dal punto di vista termico e strutturale. Le buone pratiche internazionali e il buon senso ecologico impongono quindi il rapido e massiccio avvio di un vasto, ambizioso e duraturo programma statale di riqualificazione profonda e radicale dei nostri edifici, da realizzarsi concretamente attraverso l’imprescindibile e capillare isolamento termico degli involucri edilizi, la progressiva e obbligatoria sostituzione delle vecchie, inquinanti e pericolose caldaie a gas o a gasolio con le più moderne, sicure ed efficientissime pompe di calore alimentate esclusivamente da elettricità di origine rinnovabile, e infine attraverso l’integrazione pervasiva di sofisticati ma accessibili sistemi domotici intelligenti per la gestione automatizzata e ottimizzata dei flussi energetici domestici. Spostando lo sguardo a livello industriale e manifatturiero, l’immediata adozione di nuovi e più efficienti processi produttivi, il sistematico e doveroso recupero del prezioso calore di scarto generato dai macchinari, e la completa e rapida elettrificazione di tutti i processi termici attualmente alimentati a gas, offrono alle aziende margini di miglioramento immensi, sia in termini ecologici che di pura competitività economica sui mercati globali. L’efficienza energetica, contrariamente a quanto sostengono alcuni detrattori disinformati, non rappresenta in alcun modo una limitazione del nostro legittimo comfort abitativo o un freno alla nostra crescita economica, ma si configura piuttosto, e a tutti gli effetti, come un volano formidabile e irrinunciabile per l’innovazione tecnologica diffusa, per la creazione immediata di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro altamente qualificati sul territorio e per il netto, tangibile innalzamento della qualità della vita di ogni singolo cittadino.
A fare da essenziale collante tecnologico e operativo tra la miriade di nuovi impianti di generazione rinnovabile distribuita, i necessari sistemi di accumulo stazionario e i nostri consumi domestici e industriali resi finalmente efficienti, vi è il vasto e complesso mondo della digitalizzazione avanzata delle infrastrutture energetiche nazionali. Le fondamentali reti elettriche di trasmissione e distribuzione del nostro prossimo futuro, e in misura sempre maggiore già quelle del nostro presente in rapida evoluzione, devono obbligatoriamente trasformarsi in vere e proprie “smart grid”, ovvero reti intelligenti di ultimissima generazione in grado di gestire in totale sicurezza, efficienza e autonomia immensi e continui flussi di energia bidirezionali e, contemporaneamente, di elaborare enormi moli di dati informatici in tempo reale con precisione millimetrica. Solo grazie all’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale, allo sviluppo capillare dell’internet delle cose (IoT) e all’impiego di sistemi di previsione meteorologica sempre più avanzati e iper-locali, le nuove reti intelligenti possono riuscire nell’impresa complessa di bilanciare istantaneamente e alla perfezione la variabile domanda energetica e l’offerta rinnovabile fluttuante, ottimizzare strategicamente l’uso degli accumuli presenti sul territorio e prevenire in modo proattivo e tempestivo il verificarsi di pericolosi blackout generali. In questo scenario tecnologicamente affascinante, i milioni di nuovi veicoli elettrici che ben presto popoleranno le nostre strade, grazie alla rivoluzionaria tecnologia bidirezionale nota come vehicle-to-grid (V2G), cesseranno definitivamente di essere considerati come semplici, banali e passivi mezzi di trasporto privato, per diventare a tutti gli effetti delle immense e utilissime batterie mobili su ruote, silenziosamente interconnesse alla rete elettrica nazionale, in grado di assorbire l’energia in eccesso nei momenti di picco massimo di produzione rinnovabile solare o eolica e di restituirla generosamente alla rete stessa, o direttamente alle nostre abitazioni, nei momenti serali o di maggiore necessità energetica. Questo altissimo, sofisticato e indispensabile livello di interconnessione informatica e di gestione cibernetica intelligente si rivela essere assolutamente indispensabile per poter concretamente supportare in totale sicurezza un moderno sistema energetico che sia audacemente basato per il cento per cento sulle fonti rinnovabili naturalmente fluttuanti, garantendo al contempo a cittadini e imprese la massima stabilità operativa e una resilienza senza pari del sistema elettrico nel suo complesso.
Il necessario e profondo contesto europeo nel quale siamo immersi offre oggi, agli occhi del mondo intero, un esempio assolutamente emblematico, virtuoso e incoraggiante di come il raggiungimento dell’indipendenza energetica continentale sia rapidamente diventato l’assoluto e indiscusso fulcro delle agende politiche ed economiche di tutti i governi e delle istituzioni comunitarie. Con il tempestivo ed epocale lancio del formidabile piano strategico REPowerEU, la nostra Unione Europea ha tracciato con determinazione una precisa, dettagliata ed estremamente ambiziosa tabella di marcia decennale per affrancarsi il più rapidamente possibile dalla tossica dipendenza dalle importazioni estere di combustibili fossili inquinanti, puntando in modo massiccio, coeso e irrevocabile su tre pilastri operativi fondamentali: l’incremento drastico del risparmio energetico a ogni livello, la rapida diversificazione logistica degli approvvigionamenti di transizione e, soprattutto, l’accelerazione massiccia, burocraticamente semplificata e finanziariamente imponente nello sviluppo e nell’installazione capillare delle fonti di energia rinnovabile su tutto il territorio europeo. Questo imponente piano sovranazionale non rappresenta affatto soltanto una tempestiva risposta emergenziale a una grave crisi geopolitica o speculativa temporanea, ma sancisce piuttosto l’inizio di una vera e propria, formidabile e irreversibile trasformazione strutturale, industriale ed ecologica dell’intero continente. L’Italia, in questo dinamico e favorevole scenario in rapida evoluzione, possiede fortunatamente un potenziale strategico ed economico letteralmente incalcolabile, che aspetta solo di essere pienamente liberato. Grazie alla sua straordinaria e invidiabile posizione geografica privilegiata, incastonata nel centro esatto del bacino del Mediterraneo, la nostra splendida penisola possiede tutte le carte in regola per trasformarsi rapidamente in un vero e proprio hub energetico verde di livello internazionale, una luminosa superpotenza delle rinnovabili capace di esportare energia e know-how tecnologico. L’eccezionale irraggiamento solare di cui godono le regioni del sud Italia e la forte e costante ventosità che spazza le nostre estese coste e i mari profondi circostanti, uniti a una storica, orgogliosa e insuperata tradizione ingegneristica e manifatturiera di assoluta eccellenza, ci offrono oggi l’opportunità irripetibile e storica di guidare autorevolmente questa imponente transizione. Tuttavia, per riuscire a liberare concretamente questo enorme, salvifico potenziale, è imprescindibile, e davvero non più rimandabile da parte della classe dirigente, una radicale, coraggiosa e definitiva semplificazione dei contorti, obsoleti e paralizzanti processi burocratici, che purtroppo ancora oggi troppo spesso bloccano inesorabilmente o rallentano per anni l’installazione di preziosi nuovi impianti eolici e immensi parchi fotovoltaici, infrastrutture che sono semplicemente e drammaticamente essenziali per garantire la prosperità e la sicurezza del nostro futuro.
Guardando poi con la necessaria ampiezza di vedute ben oltre i confini europei, si comprende chiaramente come il concetto vitale di indipendenza energetica assuma oggi contorni se possibile ancora più rivoluzionari, salvifici e dirompenti per tutti i paesi in via di sviluppo e per le immense nazioni che compongono il cosiddetto Sud del mondo. In moltissime, sterminate e popolose nazioni africane, asiatiche e latinoamericane, centinaia di milioni di esseri umani vivono purtroppo ancora oggi completamente privi di un accesso stabile, sicuro e continuativo all’energia elettrica moderna, una condizione inaccettabile di grave povertà energetica che frena drammaticamente e quotidianamente lo sviluppo umano, ostacola l’istruzione pubblica, compromette la sanità di base e impedisce l’emancipazione economica e sociale delle comunità rurali. Le innovative e scalabili tecnologie rinnovabili moderne, in particolar modo il solare fotovoltaico decentralizzato, offrono oggi a queste enormi popolazioni l’opportunità magnifica, storica e senza precedenti di effettuare un vero e proprio, immediato salto tecnologico quantico, il cosiddetto e auspicato “leapfrogging”. Esattamente come la rapida diffusione della telefonia mobile ha intelligentemente permesso ai paesi in via di sviluppo di saltare a piè pari la lunga, costosa e complessa fase della posa in opera dei cavi telefonici terrestri tradizionali in rame, le moderne e autonome micro-reti solari intelligenti e i piccoli sistemi fotovoltaici off-grid diffusi stanno oggi letteralmente portando l’elettricità, la luce e la connessione globale persino nei villaggi più remoti, isolati e inaccessibili del pianeta, senza la stringente e antieconomica necessità di dover prima progettare e costruire enormi, lentissime e costose reti di trasmissione ad alta tensione centralizzate, né tantomeno di dover edificare nuove e inquinanti centrali termoelettriche a carbone. Questo innovativo, democratico e brillante modello di sviluppo energetico fortemente distribuito e intrinsecamente pulito, garantisce in tempi rapidissimi non solo un tangibile e formidabile miglioramento delle condizioni materiali di vita di milioni di persone, ma protegge attivamente e a lungo termine anche le fragili economie di queste nazioni emergenti dalla tremenda e imprevedibile volatilità dei prezzi internazionali dei mortiferi combustibili fossili importati. Ciò garantisce loro una forma di indipendenza energetica profonda, autentica, incorruttibile e saldamente radicata sul proprio territorio di appartenenza, risultando inoltre in totale, meravigliosa e perfetta armonia con gli ambiziosi obiettivi globali di sviluppo sostenibile sanciti dalle Nazioni Unite, per un mondo più giusto, equo e respirabile.
Risulta peraltro del tutto evidente che il complesso e sfidante passaggio a un paradigma energetico così radicalmente nuovo, pulito e decentralizzato richiede a monte anche, e forse soprattutto, un profondo e sincero mutamento culturale nella società e la capillare costruzione di una solida consapevolezza diffusa e radicata in ogni individuo. Ognuno di noi, in qualità di singolo e informato cittadino globale, possiede l’enorme, silente ma formidabile potere di influenzare e accelerare direttamente questa vitale transizione planetaria attraverso l’attenta somma delle proprie e apparentemente piccole scelte di vita quotidiane. Dalla scelta consapevole di stipulare un contratto con fornitori di energia elettrica che garantiscono in modo certificato e trasparente il cento per cento di approvvigionamento da origine rigorosamente rinnovabile, all’adozione intelligente ed entusiasta di sani stili di mobilità dolce e sostenibile urbana, passando per la coibentazione della propria casa, fino ad arrivare alla necessaria e attenta riduzione dei consumi superflui e degli inaccettabili sprechi domestici; queste innumerevoli e virtuose azioni individuali, quando saggiamente sommate su larga scala globale, creano inevitabilmente un impatto sistemico e strutturale semplicemente incalcolabile, capace di piegare e indirizzare i mercati. Tuttavia, bisogna essere realisti e lucidi: la lunga strada verso l’indipendenza energetica globale e la neutralità climatica è ancora pesantemente costellata di subdoli ostacoli e aspre insidie, non ultimo dei quali è rappresentato dalla tenace, ben finanziata e aggressiva resistenza al cambiamento opposta sistematicamente da chi ha investito e possiede enormi e ramificati interessi economici e politici nel mantenere caparbiamente in vita il vecchio, morente ma redditizio status quo fossile. Le massicce campagne orchestrate di cinica disinformazione e becero greenwashing rivolte attivamente contro le energie rinnovabili, che spesso e volentieri esagerano in modo grottesco e infondato i presunti problemi legati allo smaltimento dei materiali tecnologici, ignorando i progressi del riciclo, o che tentano disperatamente di sminuire e screditare l’affidabilità ingegneristica delle fonti pulite dipingendole come marginali o inadeguate, sono purtroppo all’ordine del giorno sui vecchi media e sui nuovi social network. È per questo motivo fondamentale che un’informazione giornalistica seria, indipendente e chiara, rigorosamente basata su solidi dati scientifici inoppugnabili e sempre pragmaticamente orientata alla ricerca proattiva e fiduciosa delle soluzioni, si rivela essere oggi più essenziale e vitale che mai per la salvezza del nostro ecosistema. Raccontare con passione e competenza le innumerevoli e luminose storie di successo già realizzate in tutto il mondo, mostrare e analizzare con rigore i rassicuranti dati reali ed empirici sul drastico e benefico crollo dei costi delle mirabolanti tecnologie pulite ed evidenziare in modo cristallino ed empatico gli immensi benefici concreti e misurabili che ne deriveranno immancabilmente per la nostra fragile salute, per l’ambiente che ci circonda e per la prosperità della nostra economia, è il compito imprescindibile per riuscire a costruire e cementare quel vasto e trasversale consenso sociale e politico che è assolutamente necessario per sostenere e accelerare in modo definitivo l’inarrestabile vento del cambiamento.
Giungendo alla conclusione di questa ampia e doverosa analisi, nel celebrare con vivo entusiasmo e profonda gratitudine la Giornata Mondiale dell’Indipendenza Energetica in perenne onore dello straordinario intelletto di Nikola Tesla, siamo tutti chiamati, a prescindere dal nostro ruolo nella società, a guardare al nostro imminente futuro comune con ferma determinazione, inesauribile speranza e con un fondato, incrollabile e contagioso ottimismo che scaturisce dalla consapevolezza delle nostre immense potenzialità umane. La grande e ineludibile transizione globale verso una moderna, vibrante ed equa economia a zero emissioni di gas serra, solidamente basata sullo sviluppo infinito delle fonti rinnovabili e sui sani principi dell’economia circolare, non rappresenta già più da tempo una vaga e romantica ipotesi speculativa per idealisti, ma si è prepotentemente imposta come una marcia forte, decisa e inarrestabile, guidata dall’ingegno umano, che sta silenziosamente ma inesorabilmente trasformando in meglio il volto stesso del nostro meraviglioso pianeta. Abbiamo finalmente e totalmente a nostra disposizione tutte le miracolose tecnologie necessarie, le poderose risorse finanziarie globali per sostenerle e le profonde conoscenze scientifiche indispensabili per riuscire a compiere con successo e in tempi rapidi questo gigantesco, storico e vitale balzo evolutivo per la nostra specie. Ciò che dobbiamo ancora sforzarci di fare, con coraggio e senza remore, è superare le nostre paure ancestrali, abbattere definitivamente le asfissianti inerzie burocratiche e lobbistiche, moltiplicare in modo vertiginoso e mirato gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, e favorire con ogni mezzo possibile e legale la partecipazione democratica, attiva, diffusa e gioiosa di tutti i cittadini e di tutte le comunità in ogni singolo angolo del globo terrestre. Il meraviglioso traguardo finale che si staglia luminoso all’orizzonte dei nostri sforzi comuni non è soltanto rappresentato da un cielo finalmente più limpido da ammirare o da un pianeta in extremis e faticosamente salvato dall’imminente e distruttiva catastrofe climatica generata dall’uomo, ma si concretizza, in modo ben più ampio e nobile, nella solida costruzione di una società globale intrinsecamente più equa, incredibilmente più prospera, pacifica e strutturalmente sicura per tutti i suoi abitanti, una società evoluta nella quale l’energia vitale, pulita e inesauribile sia davvero riconosciuta e garantita come un diritto umano universale e inalienabile, e mai più usata come un cinico strumento di potere, di divisione o un iniquo privilegio riservato a pochi eletti. Riuscire a realizzare concretamente e collettivamente questo grandioso sogno millenario significherà, in ultima analisi, aver compreso a pieno e aver messo pienamente a frutto la magnifica eredità intellettuale, scientifica e morale di tutti coloro che, proprio come il grande visionario Nikola Tesla, hanno osato con tenacia guardare ben oltre l’orizzonte limitato del proprio tempo e delle proprie convenzioni, sfidando l’impossibile e indicandoci con luminosa chiarezza la lunga strada maestra per tornare a vivere in armonia, rispetto e simbiosi con le immense e generose forze della nostra natura madre, trasformando per sempre l’utopia inespressa di ieri nella radiosa, pulita e formidabile realtà quotidiana del nostro promettente, prossimo e duraturo futuro.


































