Crisi del petrolio banco di prova per le politiche climatiche delle compagnie

Il crollo del prezzo del petrolio ha messo in crisi il settore, chiamato a uno sforzo per dimostrare la serietà delle proprie politiche a favore della sostenibilità

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Il crollo del mercato del petrolio di aprile rappresenta un banco di prova importante per testare la serietà delle politiche climatiche delle grandi compagnie petrolifere di tutto il mondo. Ad affermarlo è stato Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), intervenuto nel corso di un dibattito su Euroactiv.

“Se la posizione delle major cambierà o meno, sarà una cartina di tornasole per comprendere quanto prendono sul serio i loro impegni sul riscaldamento globale”, ha dichiarato Birol. All’inizio dell’anno, grandi compagnie petrolifere come Shell e BP hanno annunciato nuovi obiettivi di sostenibilità e strategie aziendali di decarbonizzazione. Poco dopo, il prezzo del petrolio è crollato a causa della drastica riduzione della domanda dovuta alla crisi covid-19.

“I mercati petroliferi stanno attraversando un periodo molto insolito, ma sono fiducioso”, ha aggiunto, affermando che le maggiori major petrolifere europee “faranno parte della soluzione per un futuro energetico sostenibile”. Tra le principali compagnie petrolifere e del gas europee, Shell ed Eni hanno i piani più ambiziosi di riduzione delle emissioni, secondo la Transition Pathways Initiative. Tuttavia, non tutti sono ottimisti riguardo alle prospettive future del settore petrolifero.

Il ministro dell’energia lussemburghese Claude Turmes, nel corso di un’intervista a Euractiv, ha avvertito del rischio di fallimento delle società statunitensi di scisto, affermando che le onde d’urto potrebbero essere avvertite in tutta l’economia globale.  “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno nel bel mezzo di questa crisi è un Lehman Brothers 2”, ha ammonito il ministro, riferendosi al crollo della Banca d’investimenti americana nel 2008, che ha provocato un crollo finanziario globale con effetti devastanti per l’economia europea.

Con una bassa domanda di petrolio probabilmente destinata a durare, Turmes ha dichiarato di essere a favore di un aumento del prezzo del carbonio, almeno per il mercato dell’elettricità, al fine di ridurre la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili. Secondo Birol, sebbene il rischio per le compagnie petrolifere USA sia senz’altro presente, è tuttavia stato ridimensionato dal relativo assorbimento dei prezzi del petrolio, con i mercati che “sono ancora in uno stato di allerta giallo, non rosso”, ha sottolineato.

Secondo il direttore dell’IEA, è essenziale che le compagnie petrolifere e del gas “assumano la guida della transizione energetica, modernizzando le loro strategie e aumentando la quota di energie pulite nei loro piani di investimenti” perché è vero che “il futuro è l’elettrico ma “avremo ancora bisogno di petrolio per gli anni a venire”.