Vitamina D: come migliora la salute e lo stile di vita dopo il lockdown

La Vitamina D è fondamentale per numerose funzioni fisiologiche, tra cui la regolazione del sistema immunitario e del metabolismo osseo

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© Toa Heftiba on Unsplash

Negli ultimi mesi, con il diffondersi dell’epidemia da Covid-19, abbiamo molto sentito parlare di vitamina D a causa delle sue molteplici funzioni fisiologiche, tra cui un ruolo significativo nella regolazione del sistema immunitario, oltre che nel metabolismo osseo. La necessità dei livelli adeguati di vitamina D sottolinea l’importanza di aver un peso adeguato, della dieta mirata e soprattutto di uno stile di vita corretto che includa l’esposizione solare corretta (e l’attività fisica all’aria aperta).

Le azioni della vitamina D sono da attribuire al suo metabolita attivo, 1,25-diidrossicolecalciferolo [1,25 (OH)2D3 o calcitriolo], prodotto grazie a diversi passaggi enzimatici, a partire dal colecalciferolo o vitamina D3, dipendenti dall’esposizione alla luce solare. Infatti, la dieta non rappresenta la fonte principale di vitamina D, in quanto la quantità di calciferolo derivante dagli alimenti è molto bassa e la maggior parte della vitamina viene sintetizzata a livello cutaneo per azione della luce ultravioletta.

I principali alimenti ricchi di vitamina D3 sono i pesci marini più grassi (soprattutto il salmone, le sardine, l’aringa e l’olio di fegato di merluzzo), il fegato, il tuorlo delle uova e i funghi (shiitake), come anche il latte, lo yogurt intero e i formaggi grassi.

La vitamina D è una vitamina liposolubile e viene assorbita a livello intestinale (duodenale e digiunale) e distribuita al tessuto adiposo, da cui viene successivamente rilasciata in piccole quantità. Un eccesso di massa grassa “intrappola” la vitamina D, motivo per il quale la carenza di vitamina D è più elevata nei soggetti obesi.

È da specificare che lo status vitaminico D è classificato come di seguito:

  • sufficienza: > 30 ng/ml (>75 nmol/L)
  • insufficienza: 21-29 ng/ml (51-74 nmol/L)
  • carenza: < 20 ng/ml (<50 nmol/L)

L’ipovitaminosi D è una condizione estremamente comune, in quanto colpisce fino al 50% della popolazione generale durante i mesi invernali nell’emisfero settentrionale. Le probabilità di ipervitaminosi D (sovradosaggio della vitamina D), attraverso la dieta o mediante gli integratori alimentari correttamente assunti e formulati, è remota. L’ipovitaminosi D, non solo può determinare una minore densità minerale ossea e un aumento del rischio di riduzione della densità ossea (osteoporosi) o fratture ossee, ma può anche influenzare la regolazione della risposta immunitaria.

Alla luce del ruolo dell’ormone nel nostro organismo, è fondamentale che i livelli sierici di vitamina D siano adeguati. Il lockdown dei mesi precedenti ha ridotto notevolmente l’esposizione solare, esacerbando il rischio di carenza di vitamina D. Di qui l’importanza di approfittare della stagione estiva per una corretta esposizione solare, nelle ore meno calde, ancor meglio mentre si pratica attività fisica all’aperto. Per quanto i tempi di esposizione ideale al sole possono dipendere dalla stagione, dalla pelle e diversi altri fattori, l’esposizione al sole di almeno 15 minuti al giorno, potrebbe rappresentare una buona pratica da aggiungere ai comportamenti messi in atto nell’ambito di uno stile di vita sano.