Turismo, le vacanze saranno sempre più green e a contatto con la natura

La crescente richiesta di turismo slow ci costringe a fare un bilancio: il turista del 2020 inizia a comprendere l’importanza di viaggiare in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente

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Sempre più turisti scelgono la vacanza in green: un ottimo risultato, che può offrire spunti interessanti sulle prospettive future. Sicuramente l’emergenza da Covid-19 ha svolto un ruolo determinante relativamente alla scelta della meta delle vacanze.

Infatti sicuramente il lockdown ha costretto a progettare le vacanze in maggiore sicurezza, portando a prediligere luoghi meno affollati e più a contatto con la natura; è aumentato notevolmente il numero di turisti che ha rivolto la propria attenzione ai piccoli borghi, al turismo rurale ed esperienziale, al trekking e alle escursioni.

D’altra parte sembra, e speriamo che l’impressione venga confermata da una realtà più concreta, che stia nascendo una maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente e del territorio. Già nel 2019, secondo un’indagine del Touring Club Italiano, il 67% dei turisti prediligeva il trekking e le escursioni; la percentuale è in rialzo con un boom crescente di richiesta turistica in merito ai cammini e all’ecoturismo in generale.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Questo dato deve portare gli enti territoriali e regionali a ripensare in altri termini la gestione del territorio e del settore turistico. E in alcune regioni ci si sta già muovendo in questa direzione, promuovendo e valorizzando il territorio paesaggistico e mettendo in evidenza i prodotti della catena enogastronomica.

In molti stanno anche provvedendo a creare piattaforme per una gestione più uniforme e accessibile dell’offerta turistica territoriale: queste piattaforme sono uno strumento molto utile, in quanto danno la possibilità ai turisti di organizzare i propri viaggi con una ricerca di dati meno dispersiva e disordinata.

Tanto a livello regionale quanto a livello locale stanno nascendo numerose iniziative per creare nuovi itinerari di cammino o per valorizzare e promuovere i cammini già esistenti. I cammini, infatti, sono una delle esperienze di viaggio più richieste e muovono un gran numero di turisti nei borghi e nel territorio montano e rurale; l’offerta enogastronomica e paesaggistica, oltre ad un’importante campagna di valorizzazione storico-culturale, dovrebbero essere gli aspetti da curare per una gestione consapevole di questo tipo di turismo.

L’altro grande insegnamento che ci arriva da un’analisi della situazione è che non si può prescindere dall’imperativo di fare rete. Un’offerta turistica consapevole e organizzata richiede la collaborazione tra i vari enti territoriali e le associazioni; si è compreso che i protagonismi non portano ad una gestione oculata delle risorse. È necessaria la partecipazione di tutti, ognuno con le proprie competenze e con il proprio impegno, per un turismo territoriale consapevole e organizzato.

L’enogastronomia non può prescindere dall’attenzione verso le politiche agricole e rurali come il turismo dei cammini non può fare a meno dell’importante apporto delle associazioni culturali. Il paesaggio, inteso come patrimonio naturale e storico-culturale, ha bisogno di essere osservato e fruito da un punto di vista globale e totalizzante.

In questo senso si muovono esperienze come quella promossa in Val Serina, dove i Comuni hanno creato una rete per valorizzare oltre 200 km di sentieri con la creazione di percorsi ciclopedonali, o come l’accordo tra Emilia-Romagna e Toscana con ben 36 Comuni per creare un sistema turistico di prodotto interregionale dedicato agli itinerari culturali e naturali ispirati alla figura, alle opere e ai viaggi di Dante Alighieri.

In conclusione, dobbiamo imparare a ripartire dall’ambiente e dal territorio, dalla nostra storia e dalla nostra cultura; impegnati a seguire fantomatici sogni di modernità e progresso, abbiamo dimenticato che la nostra più grande risorsa continuava a essere intorno a noi e sotto ai nostri piedi. Anzi, a un certo punto abbiamo anche pensato che sfruttare e dominare il territorio ci potesse far progredire e consentisse di far aumentare la nostra ricchezza. Nulla di più falso.