Cambiamenti climatici, a rischio buona parte dei ghiacciai alpini

Entro la fine del secolo oltre il 90% del ghiaccio delle Alpi potrebbe sciogliersi a causa del climate change

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La maggior parte dei ghiacciai delle Alpi sono in pericolo. Fino al 92% dei ghiacciai delle Alpi potrebbe sciogliersi entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici. Lo rivela uno studio dei ricercatori della della Aberystwyth University, nel Galles, e dell’Istituto di scienze polari del Consiglio naziona le delle ricerche (Cnr-Isp).

I 4mila ghiacciai della più importante catena montuosa europea includono famose località sciistiche come Zermatt in Svizzera e Tignes in Francia. I risultati della Aberystwyth University suggeriscono che i ghiacciai di quelle stazioni sciistiche potrebbero presto sparire. Anche il deflusso delle acque e il suo stoccaggio così come gli ecosistemi alpini sarebbero coinvolti dallo scioglimento.

La ricerca dell’Università gallese copre l’intera regione delle Alpi europee e si basa su 200 anni di record e previsioni climatiche dal 1901 al 2100 e ha modellato quella che viene chiamata la “linea di equilibrio dell’altitudine” (Ela) ambientale dei ghiacciai, cioè quando la quantità di neve e ghiaccio che si accumula è uguale alla quantità che si scioglie o evapora in un periodo di un anno. Questa misura ha aiutato i ricercatori a fare previsioni sulla probabile risposta dei ghiacciai al cambiamento climatico, che si aspettano sarà “rapida e altamente variabile”.

“La ELA, ben visibile anche dai dati da satellite, è un termo metro diretto dello stato di salute di un ghiacciaio in relazione al clima. Se il clima cambia, la ELA si modifica alzandosi o abbassandosi di quota. Meno neve durante l’inverno e più caldo in estate portano la ELA ad altitudini più elevate, se va a collocarsi sopra la quota più alta   occupata da un ghiacciaio, questo è destinato a scomparire, in quanto non potrà più godere della sostituzione del vecchio ghiaccio con quello nuovo”, spiega Renato R. Colucci, ricercatore del Cnr-Isp, a capo del team di ricerca e ideatore di questo lavoro assieme a Manja Žebre.

Uno dei maggiori impatti sulla popolazione locale delle Alpi è sulle risorse idriche: l’acqua potabile, i raccolti, l’irrigazione, i servizi igienico-sanitari e l’energia idroelettrica. La ricerca ha osservato che destinazioni sciistiche popolari come Zermatt, in Svizzera, il ghiacciaio Hintertux in Austria e il ghiacciaio La Grand Motte a Tignes, in Francia potrebbero scomparire.

Hanno anche scoperto che entro il 2050 quasi tutti i ghiacciai al di sotto dei 3.500 metri nelle Alpi probabilmente si saranno sciolti. Una conferma di quanto già dichiarato nell’agosto scorso all’Ansa dal glaciologo del Cnr Renato Colucci: “I ghiacciai alpini si stanno ritirando a una velocità senza precedenti in migliaia di anni – ha spiegato – i ghiacciai delle Alpi sotto i 3.500 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni. Le temperature medie degli ultimi 15 anni non ne permettono la sopravvivenza sotto questa quota”.

“Nell’ultimo secolo, i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% della loro copertura. Di questo 50%, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni. Quello che ci dicono i carotaggi fatti sui ghiacci di Groenlandia e Antartico – spiega ancora il glaciologo – è che nell’ultimo secolo l’aumento della CO2 nell’atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800.000 anni. E la responsabilità non può che essere dell’uomo”.

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