Sostanze dannose nei cosmetici: come evitarle e alternative naturali

Alcune sostanze chimiche contenute nei cosmetici possono provocare danni alla pelle e all'ambiente, per questo è importante saperle riconoscerle e acquistare alternative green

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Saper leggere l’INCI di un cosmetico e identificare sostanze sospette e non proprio “green” è fondamentale per essere sicuri di fare la scelta giusta quando si acquista un bagnoschiuma, una crema, un profumo.

Attenzione ai conservanti

Attenzione soprattutto ai conservanti. Questa categoria è regolamentata per il limite massimo ammesso, in termini percentuali, di ogni singolo conservante nel prodotto cosmetico finito; è controllata per gli effetti dei vari conservanti sulla salute umana e sull’ambiente.

Una premessa doverosa è che, se si possono usare, è perché i conservati sono stati dichiarati sicuri entro i loro limiti di utilizzo dal Comitato Scientifico Internazionale. Ben diverso è il discorso di etica ambientale e sociale.

Alcuni conservanti sono i cosiddetti “cessori (controllati) di Formaldeide”. Tra questi conservanti troviamo:

  • Imidazolidinyl urea;
  • DMDM Hydantoin;
  • Methylisothiazolinone;
  • Methylchloroisothiazolinone.

Nel 2004 l’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito la Formaldeide nell’elenco delle sostanze considerate cancerogene per la specie umana. Va ricordato che la classificazione della formaldeide come sostanza cancerogena è legata a quando viene inalata in ambienti dove vi è un’alta concentrazione di questa sostanza in forma volatile.

Chiaramente non vanno confusi i “cessori di Formaldeide” con la “Formaldeide” ma una domanda mi sorge naturale: “Perché debbo usare un cosmetico preservato con “cessori di Formaldeide” quando posso preservare lo stesso cosmetico con conservati decisamente più ecosostenibili (per la salute umana e per l’ambiente)?

I conservanti “cessori di Formaldeide” possono essere sostituiti dai seguenti conservanti in combinazione di co-preservanti di origine naturale:

  • Benzoic Acid;
  • Sodium Benzoate;
  • Sorbic Acid;
  • Potassium Sorbate;
  • Sodium Sorbate;
  • Benzyl Alcohol.

I più utilizzati co-preservanti di origine naturale sono:

  • Oli essenziali: tea tre, lavanda, timo, limone, rosmarino, menta, neroli, eucalipto, geranio, cannella, rosa, origano, pino, senape, verbena;
  • Estratto di semi di pompelmo (Citrus grandis): si ricava un estratto ricco di flavonoidi con proprietà antimicrobiche ad ampio spettro;
  • Estratto dal caprifoglio e caprifoglio del Giappone (Lonicera caprifolium e Lonicera japonica);
  • Acido Usnico ricavato dal Lichene Islandico;
  • Glyceryl Laurate con attività antibatterica verso gram+ e funghi;
  • Glyceryl Caprate e Glyceryl Caprylate;
  • Etanolo (Alcohol) a dosaggi superiori al 15-20% si comporta da conservante.

I chelanti

Analogo discorso possiamo fare per un’altra categoria di sostanze: i chelanti. Detti anche sequestranti, sono sostanze in grado di formare complessi con gli ioni metallici eventualmente contenuti nei cosmetici (in particolare vengono dell’acqua).

Tra i Chelanti l’EDTA è un composto molto utilizzato nell’alimentazione, nella medicina e nei cosmetici per neutralizzare gli effetti dannosi dei metalli pesanti sulla salute. È spesso utilizzato sotto forma di sale: i più noti sono il Disodium EDTA e il Tetrasodium EDTA.

©Mareefe on Pexels

I benefici dell’EDTA sono molti e documentati, ma il suo utilizzo ha anche diverse controindicazioni, soprattutto se utilizzato in prodotti come detersivi e detergenti. In primo luogo è un composto lentamente biodegradabile. Per parlare in termini concreti, ne produciamo molto più di quanto la natura riesce ad eliminarne naturalmente e questo lo rende un elemento molto inquinante. Inoltre, proprio per la sua grande capacità chelante, diversi studi hanno evidenziato che potrebbe andare a smuovere i sedimenti di metalli pesanti che si depositano sul fondo di fiumi e mari, rendendoli così biodisponibili per i pesci e gli altri animali acquatici che potrebbero ingerirli.

Inoltre, questo chelante che potrebbe sviluppare una reazione chimica che genera tracce di Acido Nitrilotriacetico che è sospettato dal Comitato Scientifico Internazionale di provocare il cancro.

Come sempre esistono delle valide alternative naturali ovvero:

  • l’acido Citrico (Citric Acid) la cui struttura chimica gli conferisce proprietà chelanti, esfolianti e cheratolitiche ma in cosmesi viene utilizzato principalmente come regolatore di pH;
  • il diacetato di glutammato di tetrasodio (Tetrasodium Glutamate Diacetate) è un agente chelante a base vegetale;
  • l’Acido Fitico (Phytic Acid) si ricava dalla crusca del riso e del grano. La cosa bella dell’Acido Fitico è che pur essendo naturale e biodegradabile ha capacità chelati molto simili a quello del più comune e famoso EDTA.
  • si usa come chelante anche il Sodium Phytate, che altro non è che il sale dell’Acido Fitico.

Gli antiossidanti nei cosmetici

BHA (Butylated Hydroxyanisole) e BHT (Butylated Hydroxytoluene) sono antiossidanti sintetici che si trovano nei cosmetici ma anche negli alimenti per salvaguardare il colore e l’odore ed evitare quindi che si ossidino. Di conseguenza, sono utili per evitare l’irrancidimento della fase grassa dei cosmetici.

Gli studi mostrano che questi ingredienti possono causare reazioni allergiche sulla pelle. Inoltre, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato il BHA come possibilmente cancerogeno per l’uomo. Nei topi l’esposizione prolungata a questo componente ha causato problemi a fegato, tiroide e reni. Inoltre, è provato che questo ingrediente interferisca con le funzioni ormonali. Ovviamente si fa riferimento ad un’assunzione in dosi massicce per diverso tempo. Il BHT può anche contenere tracce, anche se minime, di toluene (un solvente) che sono ritenute tossiche per le specie acquatiche.

© Karolina Grabowska on Pexels

In natura possiamo trovare moltissimi sostituti derivati dal mondo vegetale degli antiossidanti come le vitamine C ed E, i flavonoidi, il resveratrolo (Resveratrol) dell’uva rossa (Vitis vinifera Extract), il picnogenolo (Pycnogenol) il tè verde (Camelia sinensis Extract), il ginkgo biloba (Ginkgo biloba Extract), il rosmarino (Rosmarinus officinalis Extract), l’aloe (Aloe barbadensis Extract), il fico d’india (Opuntia ficus indica Extract), l’echinacea (Echinacea angustifolia Extract).

Le sostanze profumanti

In questa categoria spicca uno dei 26 allergeni il Butylphenyl Methylpropional, una molecola di sintesi (nota anche come Lilial) impiegata come fragranza in diversi prodotti cosmetici quali profumi di alta profumeria, saponi, shampoo o prodotti per l’igiene della casa (detersivi). Chimicamente si tratta di una molecola organica, un’aldeide, dall’odore floreale di mughetto e lillà con note di ciclamino. L’utilizzo del Butylphenyl Methylpropional è regolamentato per legge in quanto è stato catalogato come allergene del profumo.  Il Comitato Scientifico sulla Sicurezza dei Consumatori della Commissione Europea (SCCS) ha concluso che non può essere escluso il potenziale genotossico della sostanza.

La nota olfattiva della sostanza si può ricavare dagli oli essenziali di Mughetto (Convallaria majalis), Lillà (Syringa vulgaris) e Ciclamino (Cyclamen) ma chiaramente ha dei costi ben diversi dalla nota olfattiva di sintesi e quindi la miscela dei tre oli essenziali non è reperibile in commercio ma solamente i singoli oli essenziali.

Esistono molte altre sostanze utilizzate in cosmetica, oltre a quelle di cui vi ho parlato oggi, che sono sotto osservazione del Comitato Scientifico sulla Sicurezza dei Consumatori della Commissione Europea perché sospette di provocare il cancro o di interferenza endocrina (nel dubbio su una sostanza si può consultare il sito dell’ECHA – agenzia Europea delle sostanze chimiche).

Oltre l’impatto sulla natura e sulla salute umana che ha il cosmetico esiste un impatto eco-sociale perché è vero che tutte le sostanze “sospette” sono state dichiarate innocue per l’utilizzatore del cosmetico, ma chi produce dette sostanze ha sempre un’esposizione maggiore rispetto all’utente finale. Se esiste un’alternativa green vale la pena utilizzarla.

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