Stop alle microplastiche nei cosmetici: gli ingredienti da evitare

L'entrata in vigore della legge segna la fine di un'era per la cosmetica: vittoria per l'ambiente e per i mari ma resta qualche dubbio

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Con l’inizio dell’anno è entrata in vigore la norma che mette al bando tutti i prodotti cosmetici a risciacquo contenenti microplastiche, ovvero quelle microcomponenti che non superano i 5 mm ma che sono altamente inquinanti, anche per i nostri mari. Ogni anno solo in Italia vengono rilasciate in mare 320 tonnellate di microplastiche, che puntualmente vengono ritrovate ovunque, anche nei pesci.

L’entrata in vigore della legge chiude in maniera (quasi) definitiva un’era della cosmesi. Con un tempo lungo due anni, cioè dal giorno della modifica del regolamento REACH (11 gennaio 2018), le case responsabili di immissione sul mercato internazionale di marchi cosmetici hanno dovuto adeguarsi e limitare l’uso in percentuale inferiore allo 0,10% nei prodotti finiti a risciacquo di due siliconi: il Cyclopentasiloxane e il Dimethiconol.

Il REACH è un regolamento dell’Unione europea adottato per migliorare la protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente dai rischi delle sostanze chimiche. Il REACH istituisce inoltre l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) che svolge un ruolo centrale di coordinamento e di attuazione nell’intero processo. L’ECHA ha sede a Helsinki (Finlandia) e ha il compito di gestire i processi di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, al fine di garantirne la coerenza in tutta l’Unione europea.

Questa restrizione, che praticamente rende inutilizzabili nei prodotti a risciacquo tali materie prime – in quanto per svolgere la loro funzione devono essere presenti a percentuali ben superiori – decreta di fatto la fine di un’era. Un’era lunga più di un ventennio durante la quale i siliconi hanno avuto un ruolo centrale nella ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti.

Senza voler entrare nel merito della guerra ai siliconi che imperversa da anni nel campo cosmetico e della comunicazione, cerchiamo di capire che i siliconi hanno fatto la fortuna e il successo di tanti prodotti cosmetici di marche di fama e distribuzione planetaria. Come sempre la ricerca e sviluppo nel campo cosmetico tende a migliorare i prodotti finiti rendendoli più dermo-affini ed eco-compatibili. Questo ha portato nel più recente passato a vietare nei prodotti cosmetici un anti-batterico (Triclosan) presente fino a pochi anni fa nel 90% dei dentifrici sul mercato.

Non c’è nulla di sbagliato nel migliorare i prodotti cosmetici rendendoli più sicuri, casomai è sbagliato schierarsi in maniera emotiva pro o contro una determinata materia prima. Dei siliconi si è detto di tutto in un senso o nell’altro. Dall’essere cancerogeni, comedogenici e annidarsi nel fegato al fatto che, essendo utilizzati per le protesi, siano compatibili con la biologia umana, che non irrancidiscono, rendono la pelle setosa e vellutata e i capelli lucenti. Insomma ce n’è per tutti i gusti; un poco di buon senso ci dice che essendo materie prime ammesse nella fabbricazione dei cosmetici e non inserite nell’elenco di sostanze vietate non siano pericolose per la salute umana. Altro discorso è se siano pericolose per l’ambiente e dannose per la cute e i capelli.

Focalizzandoci sull’ambiente, sappiamo che queste sostanze sono state classificate come PBT e vPvB. Questa classificazione è rilevante ai fini degli effetti sull’ambiente: le sostanze PBT sono sostanze Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche; le sostanze vPvB sono sostanze molto Persistenti e molto Bioaccumulabili.

La Persistenza (P): indica che la sostanza è in grado di resistere ai processi di degradazione, restando inalterata per lunghi periodi; il Bioaccumulo (B): indica che la sostanza ha la tendenza ad accumularsi negli organismi viventi e questa tendenza può riguardare ecosistemi che si trovano a grande distanza dalla fonte di rilascio della sostanza stessa e la Tossicità (T) per gli organismi biologici è identificata generalmente attraverso studi specifici che permettono di determinare effetti nocivi a carico degli organismi.

È qui, in base a queste conoscenze, che si insinua l’dea che l’era dei siliconi nei cosmetici si è chiusa. Forse. Resta un mistero legislativo come un iter lungo abbia portato a limitare (praticamente bandire) l’uso dei due siliconi solamente nei prodotti a risciacquo. Che vuol dire? Considerato il fatto che il Cyclopentasiloxane è un silicone volatile (cioè evapora a contatto con la pelle) ed il Dimethicone è un silicone denso, gli esperti hanno inteso limitare al massimo la loro immissione negli scarichi d’acqua.

Infatti se tali materie prime fossero presenti in un balsamo per capelli il Cyclopentasiloxane non evaporerebbe perché non a contatto con la pelle ma sulla lunghezza del capello mentre il Dimethicone, svolto il suo potere filmogeno sul capello, verrebbe sciacquato via, insieme al Cyclopentasiloxane, e finirebbe inevitabilmente negli scarichi inquinando l’ambiente.

Se il prodotto fosse una maschera per capelli senza risciacquo potrebbe contenere le due materie prime ben oltre lo 0,10%. Basta sempre un minimo di buon senso per capire che la maschera sui capelli la applicherò con le mani e il pettine che poi inevitabilmente sciacquerò immettendo negli scarichi le due materie prime. Allora come mai i vari comitati di ricerca scientifica, legislatori vari hanno adottato questa scelta? La risposta è come voler distinguere un omicidio da una strage: siccome sicuramente sulle mani e sul pettine rimarrà meno prodotto inquineremo meno. Ma il dubbio resta

Fortunatamente il buon senso dei consumatori equilibrati ci permetterà di limitare al massimo l’uso di cosmetici che contengano Cyclopentasiloxane e Dimethicone per rispettare di più il nostro pianeta.

Questa storia ricorda un’altra storia d’integrazione nell’eco-sistema. Molti anni fa furono lanciati sul mercato i piatti di plastica monouso ed ebbero un successone. Oggi non hanno alcun senso: se un consumatore è equilibrato potrebbe sapere che oggi una lavapiatti usa meno acqua per un pieno carico (12 persone) di quanta ne impiegherebbe una persona per lavare tutte quelle stoviglie a mano; le lavapiatti consumano un quinto di ciò che consumavano trenta anni fa e la corrente elettrica ora proviene per la maggior parte da fonti rinnovabili. Allora che senso ha usare i piatti di plastica monouso? Basta non usarli senza lanciarsi in guerre emotive: lo stesso vale per i siliconi. Se così sarà, l’era sarà finita senza alcun forse.