Zalando, la vera moda è la sostenibilità ambientale

Il colosso dell’ecommerce vuole eliminare gli imballaggi in plastica monouso entro il 2023 e punta da azzerare le emissioni di CO2 fin da subito

Sostenibilità ambientale e sociale, economia circolare, crescita dei valori e non solo dei profitti: si delinea così l’ambiziosa strategia della sostenibilità di Zalando, che ha presentato il suo nuovo progetto Do.More, fare di più. Abbattere le emissioni, ridurre l’impatto ambientale, utilizzare il packaging in maniera responsabile: sono questi i punti cardine sui quali verte la strategia dell’azienda tedesca, che ha archiviato i primi nove mesi del 2019, con ricavi in crescita del 20,7 per cento, a quota 4,5 miliardi di euro.

Ma bisogna fare di più, non solo per far crescere i profitti ma anche per tutelare l’ambiente. Lo dice senza mezzi termini Rubin Ritter, co-CEO della piattaforma di e-commerce. “Il settore del fashion non è ancora sostenibile per molte ragioni, dalla breve durata della vita dei capi d’abbigliamento al modo in cui spediamo o ritiriamo i prodotti – ha spiegato Ritter – Per questo da oggi Zalando ha scelto di inaugurare una nuova strategia che prevede impegni concreti e nel breve termine, basati su parametri condivisi dalla comunità scientifica: la nostra aspirazione come azienda è smettere di essere parte del problema e diventare invece parte della soluzione”.

Questo percorso permetterà a Zalando, piattaforma fondata nel 2008, oggi presente in 17 mercati, Italia compresa, di raggiungere gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi in anticipo rispetto alla scadenza stabilita. Nel 2019, l’azienda ha raggiunto oltre il 90 per cento di energia rinnovabile in tutte le sedi. Dove non è stato possibile azzerare le emissioni di Co2 passando alle rinnovabili, accorpando gli ordini o offrendo opzioni di consegna eco-sostenibili, verrà attuata una strategia compensativa.

“Rendiamo più facile per i clienti acquistare in modo più sostenibile e come azienda sperimentiamo e collaboriamo con le altre realtà industriali del settore per costruire un futuro circolare e prospero per la moda. In questo modo ci attiveremo di più per far progredire l’intero settore della moda, a beneficio delle persone e del pianeta”, ha spiegato Kate Heiny, director corporate responsibility and sustainability.

L’obiettivo per il 2023 è quello di utilizzare esclusivamente imballaggi in grado di ridurre al minimo gli sprechi e recuperare i materiali, eliminando in particolare la plastica monouso. Già oggi le scatole di Zalando per le spedizioni sono realizzate con materiali riciclati al 100 per cento, le buste sono composte dall’80 per cento di plastica riciclata, mentre le beauty bag sono state convertite alla carta riciclata al 100 per cento.

L’altro aspetto fondamentale della strategia Do.More è generare il 20% del volume di vendita della merce con prodotti marchiati come sostenibili, ampliando l’offerta e includendo nuovi brand ecofriendly. “Vogliamo inoltre applicare il principio di circolarità per estendere il ciclo di vita di almeno 50 milioni di prodotti entro quattro anni”, ha spiegato ancora Ritter.

Per riuscirci l’azienda prevede non solo di educare e incentivare i clienti per cambiare l’approccio alla cura del guardaroba, ma investirà anche sulla rivendita con iniziative come Zalando Wardrobe, l’app lanciata nel 2018, disponibile, per ora, solo sul mercato tedesco. Si tratta di una iniziativa che segue la scia di quanto stanno facendo alcune realtà del mondo fashion, impegnate ad affittare o rivendere i capi in modo da dare loro una seconda vita, in nome dell’economia circolare. Il mercato del second-hand, infatti, è sempre più diffuso e permette, da una parte, di allungare la vita degli abiti anche quando ci stanchiamo di indossarli e, dall’altra, di acquistare capi alla moda senza spendere una fortuna.

Lo scorso settembre Zalando ha anche aperto un pop-up store, Zircle, dedicato alla vendita di abbigliamento di seconda mano all’interno del centro commerciale Alexa di Berlino. Con Zircle, nome che combina le parole Zalando e Circular, hanno spiegato ieri i manager dell’azienda, “abbiamo creato un negozio offline pilota per esplorare un altro possibile canale di vendita dell’usato dei nostri clienti di Wardrobe. Valuteremo i risultati e decideremo come procedere ulteriormente in termini di potenziale estensione del progetto pilota”.

Coinvolti nel progetto sostenibilità anche le aziende partner e i fornitori. “L’industria della moda sta affrontando sfide complesse e siamo consapevoli di essere stati parte del problema. Andando avanti, la nostra aspirazione è di essere parte della soluzione. Vediamo un diretto legame tra l’agire in modo sostenibile e il continuo successo commerciale. Soltanto coloro che integreranno la sostenibilità nella propria strategia di business continueranno a essere un riferimento per i clienti e noi crediamo che sarà un vantaggio competitivo per il futuro”, ha aggiunto il co-ceo Rubin Ritter.