Nucleare, la Svizzera spegne la prima delle sue cinque centrali

La decisione è considerata un traguardo green dagli ambientalisti. Dopo Muehleberg potrebbero spegnersi anche gli altri impianti

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La Svizzera dice addio al nucleare e spegne la centrale di Muehleberg, uno dei cinque impianti attivi sul territorio elvetico. Lo spegnimento è avvenuto in diretta tv il 20 dicembre ed è stato salutato dagli ambientalisti come un traguardo green. Sicuramente si è trattato di una svolta storica visto che l’energia atomica rappresenta oltre il 30 per cento della produzione elettrica nazionale.

Tuttavia, la decisione di dismettere la centrale nucleare non è stata dettata da scopi ambientalisti ma da ragioni economiche: la struttura, risalente agli anni ’70, aveva dei costi di manutenzione elevati e continuare a mantenerla operativa era poco conveniente.

Anche il processo di smantellamento e bonifica completa sarà impegnativo e abbastanza costoso. Nel 2020 inizieranno i lavori veri e propri di demolizione, una procedura che richiederà una decina di anni, mentre a partire dal 2030 l’area verrà bonificata con l’obiettivo di realizzare in quattro anni un grande prato ladove oggi sorge il reattore.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’incidente di Fukushima, la centrale era diventata il luogo di ripetute proteste all’interno del dibattito sulla sicurezza nucleare in Svizzera. Per questo motivo, gli ambientalisti ne hanno festeggiato la chiusura come un’importante vittoria dell’ambiente, benché lo spegnimento sia stato dettato esclusivamente da ragioni economiche.

“Questo è davvero un giorno storico – ha commentato il ministro svizzero dell’Ambiente Simonetta Sommaruga all’emittente pubblica RTS – L’arresto della centrale nucleare di Muhleberg offre opportunità (per la crescita) dell’idroelettrico e dell’energia solare”.

“Chiaramente, accogliamo con favore la decisione di chiudere l’impianto – ha aggiunto Philippe de Rougement, presidente del gruppo elettorale Sortir du Nucleaire alla Reuters – Tuttavia ci sarebbe piaciuto che fosse stato spento molto prima”.

La Svizzera ha avviato, almeno idealmente, il processo di denuclearizzazione già nel 2017 quando, con un referendum, il popolo espresse la volontà di investire sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Ancora oggi non è stato stilato un piano temporale per lo spegnimento degli altri impianti, anche se è probabile che la prossima centrale destinata ad andare “offgrid” sia quella di Beznau, vicino al confine tedesco attiva addirittura dal 1969.

Fino al 2017, le centrali nucleari svizzere hanno generato un terzo dell’elettricità nazionale, lasciando il grosso al diffuso parco idroelettrico (circa 60 per cento della produzione elvetica) e un 5 per cento alle altre fonti rinnovabili. L’utilizzo dell’energia nucleare da parte della Svizzera ha ritardato lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, ha affermato Rougement. “L’energia nucleare è stata un grave errore per la Svizzera. Abbiamo avuto l’elettricità, ma le generazioni future dovranno gestire i rifiuti tossici e non ci ringrazieranno”.