Parco di Gallipoli Cognato e Dolomiti lucane: viaggio nel verde e nella storia

Situato a una trentina di chilometri a sud-est di Potenza, il Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti è l'deale per chi ama le passeggiate, il trekking e il turismo in mountain bike

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Ideale per chi ama le passeggiate, il trekking e il turismo in mountain bike, il Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti offre la possibilità di vivere la natura e di scoprire il territorio. Esistono, infatti, svariati sentieri che consentono di conoscere la flora, la fauna, i caratteri geologici e l’aspetto storico-archeologico dell’area.

Per gli amanti dei boschi può essere estremamente piacevole fare un’escursione nella Foresta di Gallipoli Cognato, che si estende per oltre 4.200 ettari ed è costituita da variegate specie come i cerri ad alto fusto, che in zone più elevate raggiungono dimensioni enormi. Un’ulteriore meta può essere il bosco di Montepiano, formato da maestosi e secolari esemplari di cerro, aceri, carpini bianchi ed agrifogli.

Il Parco, inoltre, è rinomato per l’attività di birdwatching: nella zona si possono incontrare alcuni tra i grandi rapaci come il nibbio reale, la poiana e il falco pellegrino.

È un luogo adatto anche per molti sport come l’orienteering e il bouldering, l’attività di arrampicata sui massi erratici diffusi sul territorio. Nell’area è stato creato un campo di bouldering, Pietra del Toro, in cui sperimentare l’esperienza dell’arrampicata totalmente immersi in un luogo incontaminato.

Il turismo culturale può, invece, godere di molteplici mete. Fra Accettura e Oliveto Lucano si trovano, coperti dai boschi sulla cima del Monte Croccia, i resti dell’antica città fortificata Croccia Cognato, fondata da popolazioni sannitiche fra VI e IV secolo avanti Cristo. Durante la salita sono presenti diversi punti vedetta da cui è possibile osservare il maestoso paesaggio, costellato da rocce affioranti e boschi. Prima di arrivare in cima, poco fuori dalle mura della città, sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico e misteriosi complessi megalitici, chiamati Petre de la Mola.

Un’equipe composta da studiosi, archeologi, astronomi, geofisici e geologi li ha definiti come una sorta di Stonehenge lucana. Sembra, infatti, che i massi trovati in quest’area siano perfettamente allineati alla posizione del sole a mezzogiorno e al tramonto nel solstizio d’inverno e segnalino con precisione il solstizio d’estate e gli equinozi. Si ipotizza che questo complesso megalitico fosse una specie di calendario di pietra. Sulla strada tra Accettura e S. Mauro Forte si trova una strada interpoderale che conduce all’insediamento di Tempa Cortaglia, un fortilizio lucano coevo al sito di Monte Croccia.

Da Accettura si può raggiungere, inoltre, la sommità di Monte Malerba dove si conservano alcune murature e dei ruderi dell’antico centro medievale di Gallipolis, di cui si fa menzione in alcuni documenti databili al 1200 e che, dopo quella data, non viene più nominato, probabilmente a causa del suo abbandono. In località Costa Raja sono visibili i ruderi di insediamenti medievali ed una probabile fortificazione di forma quadrata che attestano l’origine del primo nucleo abitativo di Accettura.

Immersi nel paesaggio delle Dolomiti Lucani si trovano i due comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa: incastonati fra spuntoni rocciosi, i due borghi conducono i turisti attraverso un groviglio di vicoli. Nei due paesi è possibile compiere il Volo dell’angelo, un volo che i turisti possono vivere legati da un’apposita imbracatura e agganciati ad un cavo d’acciaio, scivolando attraverso un paesaggio spettacolare e dal fascino magico e misterioso.

A Pietrapertosa si trova anche il Castello, attribuito ai Saraceni. Esso domina l’abitato e ne sono ancora visibili parte delle mura perimetrali, l’arcone d’ingresso, un torrione di avvistamento ed alcuni alloggiamenti scavati nella roccia.

Si può effettuare un’ulteriore visita a Campomaggiore Vecchio, un borgo fantasma abbandonato nel 1885 in seguito a una frana. Con una struttura urbanistica a scacchiera, il borgo fu progettato per ospitare 1600 persone e per dar vita a una convivenza perfetta: il conte Rendina, che ne volle la costruzione, assegnava a tutti coloro che si fossero trasferiti in questo paese un alloggio e un terreno da coltivare, in modo che venisse eliminata la povertà.

Oltre all’immenso patrimonio culturale ci sono soddisfazioni anche per il palato, grazie alla presenza di moltissimi agriturismi dove è possibile gustare i piatti tipici locali e i prodotti del territorio.

Un viaggio denso di avventura e di piacere attraverso paesaggi naturali che racchiudono secoli di storia e di tradizione.