Allarme ghiacciai in tutto il mondo, caldo responsabile dello scoglimento

Dalla Calotta glaciale della Groenlandia alla piattaforma di ghiaccio in Canada lo scioglimento dei ghiacciai preoccupa tutto il mondo. E in Italia Legambiente lancia la "Carovana dei ghiacciai"

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La situazione dei ghiacciai di tutto il mondo è preoccupante. Di ieri la notizia che la piattaforma di ghiaccio Milne ice shelf, sulla costa nordoccidentale dell’isola Ellesmere di Nunavut, in Canada, si è disintegrata, spaccandosi in due grandi pezzi e lasciando andare alla deriva grandi blocchi di ghiaccio nell’oceano Artico. A causare il collasso dell’unica piattaforma di ghiaccio ancora intatta del Canada è stato il notevole aumento delle temperature, di 5 gradi più alte della media.

Il Milne ice shelf è stato l’ultimo dei ghiacci canadesi a rompersi, ricorda la Carleton University: all’inizio del Ventesimo secolo infatti nell’Artico canadese c’era un’unica piattaforma di ghiaccio di 8.600 chilometri quadrati che si estendeva lungo la costa settentrionale dell’isola di Ellesmere. Nel 2000 il blocco si era diviso in sei grandi piattaforme di ghiaccio e diverse piattaforme minori che occupavano un’area totale di 1.050 chilometri quadrati.

Il riscaldamento globale è responsabile anche dello scioglimento della Calotta glaciale della Groenlandia che, stando al team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Scienze della Terra dell’Università Statale dell’Ohio, Stati Uniti, ha raggiunto una sorta di “punto di non ritorno”, e continuerà a sciogliersi indipendentemente da ciò che faremo per contrastare i cambiamenti climatici. In altri termini, ha perso talmente tanto ghiaccio che è ormai destinata a scomparire, anche se dovessimo riuscire a contrastare il riscaldamento globale e mantenere il clima un po’ più freddo dell’attuale.

Dati allarmanti se si pensa che fino agli anni ’80 e ’90 del secolo scorso il ghiaccio perduto dalla calotta glaciale era in equilibrio con quello riacquistato attraverso l’accumulo di neve. A partire dall’inizio del nuovo millennio, invece, si è registrata un’enorme perdita di massa non ripristinata dalle nevicate delle stagioni fredde.

Secondo la ricerca “Dynamic ice loss from the Greenland Ice Sheet driven by sustained glacier retreat” pubblicata sulla rivista scientifica Communications Earth and Environment, al di là del catastrofico impatto ambientale che la perdita della Groenlandia comporterebbe, non va dimenticato che il ghiaccio perduto dall’isola – sotto la giurisdizione del Regno di Danimarca – rappresenta uno dei principali fattori di innalzamento del livello del mare.

Lo scorso anno il ghiaccio perduto dalla Groenlandia ha contribuito a un aumento di ben 2,2 millimetri in soli due mesi (in soli cinque giorni disperse ben 55 tonnellate di acqua). Con gli attuali tassi di scioglimento, entro la fine del secolo, secondo gli scienziati, la Groenlandia contribuirà ad innalzare il livello del mare di poco meno di 10 centimetri. Guardando molto avanti nel tempo, fino all’anno 3000, si ipotizza che lo scioglimento completo della calotta, determinerebbe un aumento di ben 7 metri del livello del mare, facendo sparire sott’acqua tutte le aree/metropoli costiere, numerosissime isole (in particolar modo nell’Oceano Pacifico) e intere regioni del pianeta.

Una situazione che ci lascia tutt’altro che tranquilli, anche in Italia. A causa del riscaldamento globale i ghiacciai alpini si stanno riducendo. Più di 200 sono già scomparsi lasciando il posto a detriti e rocce. Per monitorare lo stato di salute dei nostri ghiacciai Legambiente ha promosso, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, la Carovana dei ghiacciai che, dal 17 agosto al 4 settembre, valuterà in 6 tappe la salute di 8 ghiacciai lungo l’arco alpino per accendere i riflettori sul tema dei mutamenti climatici in montagna.

“Il confronto tra la realtà odierna e le vecchie fotografie dei ghiacciai non lascia dubbi sulla fase di riduzione che stanno attraversando – scrive l’associazione ambientalista – Un fenomeno preoccupante che si sta verificando ovunque nel mondo. Il rapido ritirarsi dei fronti glaciali non comporta solo perdita di paesaggi affascinanti e biodiversità, equivale alla scomparsa di importanti riserve di acqua dolce. Inoltre il permafrost (il terreno perennemente ghiacciato), degradandosi causa instabilità sui versanti con pesanti rischi per le infrastrutture di alta quota”.