Tessuti al grafene bloccano il Covid-19: lo studio dell’Università di Roma

I tessuti al grafene hanno proprietà antivirali e riescono a bloccare SARS-Cov-2, virus responsabile della pandemia di Covid-19: lo studio della Cattolica

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© fusion medical animation on Unsplash

Tra le caratteristiche del grafene, ha richiamato particolare interesse nell’ultimo periodo il suo possibile potere anti-virale: una ricerca condotta da un team del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica di Roma guidato dal Prof. Massimiliano Papi, in collaborazione con il Policlinico Gemelli di Roma, ha appena confermato che il grafene G+, prodotto dall’azienda italiana Directa Plus, non solo ha proprietà antivirali, ma riesce a fermare anche il temuto SARS-CoV-2, il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia.

I test condotti dal team del Prof. Papi, i cui dettagli sono stati pubblicati in un paper disponibile su MedRxiv, mostrano che il grafene G+ riesce a migliorare le proprietà filtranti dei tessuti e a inibire quasi completamente l’incidenza di SARS-CoV-2, contribuendo così a ridurre la diffusione del COVID-19 in modo estremamente efficace.

“I risultati dei test effettuati confermano la capacità del grafene di bloccare SARS-CoV-2. Il virus viene di fatto intrappolato nel tessuto funzionalizzato al grafene e inattivato, impedendo così il contagio”, spiega il Prof. Papi.

“Si tratta di un’ottima notizia per la tutela della salute delle persone, che conferma le intuizioni del nostro gruppo di lavoro – commenta Giulio Cesareo, fondatore e CEO di Directa Plus – e dà ancora più valore al progetto che abbiamo avviato nei mesi del lockdown e portato a termine lo scorso giugno con la creazione di una gamma di mascherine protettive al grafene.

Oggi abbiamo la conferma che le nostre G+ Co-Mask, realizzate con tessuti e filtri funzionalizzati al grafene, sono in grado non soltanto di garantire una protezione passiva, minimizzando la dispersione di droplets, ma anche una protezione attiva, bloccando SARS-CoV-2 quando il virus entra a contatto con la mascherina. Credo che questa scoperta possa aprire ulteriori significative possibilità di impiego per i tessuti e i filtri al grafene”.