Erosione costiera e cambiamento climatico, in Italia molte spiagge a rischio

La progressiva erosione delle coste dovuta all'innalzamento del livello del mare potrebbe portare entro il 2100 alla scomparsa del 42 per cento delle spiagge italiane.

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Le spiagge italiane sono sempre più a rischio erosione, tanto che le coste così come le conosciamo potrebbero subire dei radicali cambiamenti nell’arco di pochi anni. In pericolo il 42% dei nostri litorali, che potrebbero scomparire entro il 2100. Causa principale di questo fenomeno sono i cambiamenti climatici in atto a livello planetario, che hanno portato l’aumento delle temperature e il progressivo innalzamento del livello dei mari.

Un interessante ricerca scientifica, condotta dall’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche di Oristano, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha messo in correlazione le emissioni di CO2 in atmosfera, l’acidificazione del mare e l’erosione costiera giungendo a delle conclusioni davvero preoccupanti.

L’ipotesi più eclatante e allarmante dell’aumento di CO2 sugli ambienti marini, emersa dallo studio, è che fino al 2100 l’accumulo di sedimenti alla base dei sistemi dunali mediterranei potrebbe calare del 31 per cento, con erosione delle spiagge e maggiori rischi di inondazioni.

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La scomparsa quasi totale dei sistemi di dune, che hanno lasciato il posto a vie di comunicazione, centri residenziali e villaggi turistici, contribuisce in maniera evidente all’aumento dei processi erosivi in quanto, in condizioni naturali, esse costituiscono un serbatoio di sabbia in grado di rifornire le spiagge nelle fasi “ordinarie” di erosione.

Le problematiche della conservazione degli ambienti dunali attuali sono estese a larga parte dei territori costieri del bacino del mediterraneo e dei paesi nord europei, ma è lungo la costa italiana che si rilevano le condizioni di degrado e distruzione più avanzate.

A preoccupare è anche l’innalzamento del livello delle acque. Dalle misure strumentali effettuate negli ultimi due secoli, si evince che il livello globale del mare è aumentato con tassi più rapidi rispetto al passato, raggiungendo valori a 3,2 mm/anno negli ultimi decenni. Questi i dati riportati nel recente rapporto sul cambiamento climatico globale dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), secondo il quale l’aumento del livello del mare sarebbe strettamente collegato al riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra di origine antropica, in particolare anidride carbonica, che incrementerebbe il rischio di alluvioni e inondazioni con un conseguente arretramento delle coste.

Le previsioni per il futuro non sono ottimistiche se si pensa che entro il 2100 potrebbero venire inondati miglia di chilometri quadrati di pianure costiere. Un dato allarmante visto che nel Mediterraneo la maggior parte della popolazione (il 75% circa) vive nella fascia costiera di 10 km dal mare.

In base ai dati raccolti dalla Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque presso il Ministero dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, le variazioni della linea costiera dal 1960 al 2012 hanno fatto registrare un arretramento di 92 km quadrati (interessando 1534 km di coste, il 23 per cento del totale) ed un avanzamento per 57 km quadrati (su 1306 km costieri, il 19 per cento del totale), da cui un bilancio negativo di 35 km quadrati di litorali andati perduti.

Secondo il dossier di Legambiente Spiagge indifese, aggiornato al 2015, il 42 per cento delle spiagge italiane è in erosione, con situazioni preoccupanti in Molise, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Marche e Lazio. Sulla breve costa del Molise, 22 chilometri di battigia, ben 20 (il 91%) sono soggetti a erosione. Male anche la Basilicata con il 78%. Lungo il litorale adriatico, il tasso di arretramento è del 54% nelle Marche, del 61% in Abruzzo e del 65% in Puglia, a fronte del 42% di media nazionale. La Liguria ha una delle percentuali di erosione più basse: in ritirata sono il 33% delle sue spiagge, 31 chilometri su 94, mentre i valori minimi si riscontrano in Veneto e in Friuli (18 e 13%).

Oltre ai cambiamenti climatici, tra le cause lo studio indica l’intensa urbanizzazione delle coste, la sparizione del sedimento naturale portato dai fiumi (dovuto all’abuso delle dighe e all’estrazione massiccia di sabbia e ghiaia dagli alvei), nonché gli stessi interventi di mitigazione dell’erosione, spesso controproducenti perché troppo invasivi (scogliere artificiali, barriere in cemento, pennelli).

Tra gli effetti negativi del cambiamento climatico, c’è anche l’acidificazione degli oceani e la relativa diminuzione di sedimenti marini, con un conseguente aggravio sul rischio di erosione costiera.

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