Vecchie matite diventano piante, fiori e verdure con Sprout

Sostenibilità e riciclo creativo sono alla base delle matite piantabili che, dopo l'uso, si trasformano in erbette aromatiche, girasoli o pomodori

Circa 14 milioni di nuove piantine sono nate da vecchie matite ormai inservibili per scrivere, grazie all’invenzione dell’azienda danese Sprout. Riciclo e sostenibilità ambientale sono alla base dell’intuizione del suo fondatore, Michael Stausholm, che ha deciso di dare nuova vita a tutte quelle matite ormai troppo corte per scrivere e che altrimenti sarebbero finite nella spazzatura. Grazie a Sprout, invece, i tronconi si trasformano in piantine, verdure o fiori grazie a dei semi contenuti all’estremità della matita.

La matita Sprout, protetta da brevetto, è realizzata in legno sostenibile, grafite e argilla ed è diventata una popolare alternativa verde alle penne a sfera in plastica in molte aziende di tutto il mondo. È biodegradabile al 100% e non contiene piombo o altre sostanze tossiche. Oltre alla tipologia in grafite ne esiste una versione colorata con 10 varianti tra erbe aromatiche, piante e fiori tra cui basilico, pomodoro, girasoli e margherite. Esiste persino una matita da trucco, anch’essa piantabile.

La matita è stata venduta in oltre 60 paesi in tutto il mondo (in Italia, le matite Sprout sono disponibili su Amazon) e tra i clienti principali ci sono Disney, WWF, Coca Cola, Marriott, McKinsey, Toyota e Unilever, ma anche i Carabinieri forestali in Italia.

Il 90% delle vendite di Sprout è destinato alle imprese, solo il 10% ai consumatori privati, in quanto molte aziende e organizzazioni fanno incidere il proprio logo e usano le matite come omaggi green. Le matite Sprout sono anche vendute a bordo di aerei di linea, in oltre 20 negozi di diverse compagnie aeree.

“Ogni anno vengono prodotte e vendute circa 50 miliardi di penne a sfera. Sono 135 milioni di penne di plastica al giorno – spiega Michael Stausholm, fondatore di Sprout – Un’enorme quantità di plastica che prima o poi finirà nelle discariche. Se potessimo sostituire solo una piccola parte delle penne di plastica con matite piantabili, avremmo buone ragioni per sentirci soddisfatti.

Michael Stausholm ha fondato Sprout nel 2013 dopo essere rimasto affascinato dall’idea di un gruppo di studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston che ebbero l’intuizione di creare una matita con un sacchetto di semi al posto della gomma. Stausholm acquista quindi i diritti e il brevetto dagli studenti e poco dopo lancia la matita Sprout sul mercato. Dopo sei anni di attività, l’azienda è ancora fedele al suo principio ispiratore, la sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale.

“Mentre molte start-up spostano la loro produzione in Asia mentre crescono, abbiamo mantenuto la produzione in Minnesota per soddisfare i nostri mercati statunitensi e canadesi – aggiunge Stausholm – In questo modo, risparmiamo CO2 e manteniamo i posti di lavoro negli Stati Uniti. Il resto della produzione avviene in Polonia, ovviamente in condizioni di lavoro etiche”.

La voglia di sostenibilità non si ferma solo alle matite ma guarda oltre: “Non vendiamo solo matite. La nostra missione è dimostrare che i piccoli passi contano quando si tratta di sostenibilità. Se riesci a piantare un mozzicone di matita, cos’altro puoi fare per riciclare di più? Questo è lo spirito delle nostre matite e del team Sprout, prendiamo spunto dalla matita per promuovere l’impegno personale e delle aziende per la salvaguardia dell’ambiente”.