Clima, Guterres al Cop25 di Madrid: “La scelta è tra agire o capitolare”

In apertura della conferenza sui cambiamenti climatici di Madrid, il segretario generale dell'Onu avverte: "Siamo al punto di non ritorno"

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“Vogliamo davvero restare nella storia come generazione di struzzi, che passeggiava mentre il mondo bruciava?”. Questa la domanda che inchioda tutti al muro, ognuno con il suo carico di responsabilità, rivolta oggi dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres all’apertura della Cop25, che si svolge a Madrid fino al 13 dicembre.

Parlando ai rappresentanti dei circa 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi, tra cui circa 40 capi di stato e di governo, Guterres pone tutti davanti a un bivio, sottolineando che è ora il tempo di scegliere di agire, mantenendo viva la “speranza” di un mondo migliore, perché l’alternativa sarebbe di rassegnarsi alla “capitolazione”.

Guterres ha commentato gli ultimi dati relativi all’emissione di gas serra, che hanno raggiunto livelli record. Se non si agisce subito contro il carbone “tutti i nostri sforzi per combattere i cambiamenti climatici – ha affermato – sono destinati al fallimento”. Il segretario generale dell’Onu ha quindi esortato, in particolare, i grandi inquinatori a intensificare i loro sforzi altrimenti, spiegando che “l’impatto su tutte le forme di vita del pianeta, compresa la nostra, sarà catastrofico”.

Già alla vigilia della conferenza, Guterres aveva sottolineato che “per decenni l’uomo è stato in guerra con il pianeta e il pianeta ci sta rendendo colpo su colpo. Dobbiamo porre fine alla nostra guerra contro la natura e la scienza ci dice che possiamo farcela. In sintesi, il cambiamento climatico non è più un problema a lungo termine, stiamo adesso affrontando una crisi climatica. Il punto di non ritorno non è lontano, è in vista e si sta avvicinando a noi a tutta velocità”.

I firmatari dell’accordo di Parigi del 2015, riuniti a Madrid dal 2 al 13 dicembre, sono invitati ad accelerare le misure per ridurre più rapidamente le emissioni di gas a effetto serra e a limitare il riscaldamento globale a 2 gradi o 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale.

A proposito di inquinatori, la leader della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, intervenendo alla conferenza, ha dichiarato che il mondo può continuare a contare sul suo Paese contro il riscaldamento globale, nonostante la decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi. “Siamo qui per dire a tutti voi per conto della Camera e del Congresso degli Stati Uniti, che continuiamo a farne parte” ha annunciato. Pelosi e altri 14 membri del Congresso di Washington sono a Madrid, dunque, per spiegare che ampie parti degli Usa sono impegnate a perseguire gli obiettivi dell’accordo del 2015, così come lo è la maggior parte dei candidati democratici alla presidenza nelle elezioni del 2020.

A Madrid è stato anche presentato il nuovo rapporto dell’Oxfam sulle catastrofi naturali alimentate dall’impatto del cambiamento climatico, che sono la prima causa al mondo di migrazioni forzate all’interno di Paesi spesso già poverissimi o dilaniati da conflitti. “Negli ultimi 10 anni – si legge – sono aumentate di 5 volte e hanno costretto oltre 20 milioni di persone ogni anno, 1 persona ogni 2 secondi, a lasciare le proprie case per trovare salvezza altrove”.

Il dossier che rivela come cicloni, inondazioni e incendi hanno 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche e 3 volte di più rispetto a guerre e conflitti. Tra i 10 Paesi più colpiti al mondo dalla disuguaglianza climatica 7 sono piccole” isole. “Basti pensare che  tra il 2008 e il 2018, il 5% della popolazione di Cuba, Dominica e isole Tuvalu – oltre 3 milioni di persone – ogni anno è stato sfollato a causa di eventi climatici estremi, anche se in media questi paesi producono solo un terzo delle emissioni inquinanti rispetto ad un qualsiasi Stato ad alto reddito”. Per Oxfam, “siamo di fronte a una vera e propria disuguaglianza climatica”. Basti pensare che a ogni latitudine ma circa l’80% di tutte le persone sfollate nell’ultimo decennio vive in Asia, dove oltre un terzo delle persone vive in condizioni di povertà estrema.

“I Paesi ricchi – accusa Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia – stanno alimentando una crisi climatica che colpisce prima di tutto decine di milioni di persone vulnerabili in alcune delle aree più povere del pianeta e quindi non in grado di sopportare l’impatto di catastrofi naturale sempre più frequenti, repentine e violente. Per invertire questa tendenza è quindi essenziale che in occasione del summit di Madrid, i Governi si impegnino sul serio per fare la differenza, intervenendo in supporto dei Paesi poveri, attraverso l’istituzione di un nuovo fondo per l’adattamento al cambiamento climatico”.

Ricordando quanto stanno chiedendo a gran voce i ragazzi dei “Fridays for future”, Bacciotti conclude: “Chiediamo al Governo italiano, che sta aumentando l’attenzione sul tema in ambito nazionale, di avere un maggior profilo anche in ambito internazionale. Il vertice in corso a Madrid è cruciale: se i Governi che parteciperanno al summit non agiranno subito, più persone moriranno, più persone avranno fame e più persone saranno costrette a lasciare le proprie case per poter sopravvivere”.