Acqua bene prezioso: un investimento di 7,2mld per contrastare la siccità

Utilitalia chiede un grande piano per la gestione della risorsa idrica che favorisca investimenti per il miglioramento degli impianti e il riuso di acque reflue in agricoltura

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L’acqua è un bene prezioso e non bisogna sprecarla, soprattutto in tempi di siccità come quelli che ci apprestiamo a vivere. La scarsità delle piogge invernali e le nevicate tutt’altro che abbondanti ci mettono di fronte a un periodo di emergenza idrica che non tarderà ad arrivare con le belle giornate e l’estate, quando ci si lava di più e il consumo di acqua aumenta inevitabilmente.

Già da diverse settimane è evidente il livello crescente di crisi idrica nazionale e le difficoltà manifestate soprattutto in Puglia, Basilicata e Sicilia. L’Italia ha visto negli ultimi anni il susseguirsi di situazioni climatiche estreme, in termini di temperature raggiunte nonché di scarsità di precipitazioni. Ciò ha causato diffusi regimi idrologici di magra, la mancata ricostituzione delle scorte naturali (nevai, ghiacciai, falde, laghi) e una maggiore richiesta di acqua per qualunque attività umana. Lo evidenzia Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, che in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo presenta il Manuale Siccità.

“Il nostro Paese – evidenzia il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti – ha enormi problemi legati all’acqua: siccità d’estate, alluvioni in autunno, grandi rischi idrogeologici in molte aree territoriali. Così come fatto con il piano energia clima, serve un grande piano per la gestione della risorsa idrica, capace di delineare ambiziosi obiettivi per il futuro e di sfidare le imprese al loro raggiungimento”.

L’Italia si conferma, tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, quello con il maggior prelievo di acqua potabile con 34,2 miliardi di metri cubi, 9,4 dei quali per uso civile. Al contempo, l’inizio del nuovo anno ha segnato un -75% delle precipitazioni rispetto al 2019, con una temperatura superiore di 1,65 gradi rispetto alla media storica. A fronte di fenomeni climatici estremi sempre più frequenti, per garantire nei prossimi anni un approvvigionamento sicuro di acqua potabile, sono necessari nel nostro Paese investimenti pari a 7,2 miliardi di euro: 3,9 nel Sud e nelle Isole, 1,9 al Centro e 1,3 al Nord.

“In questi giorni di emergenza legata al coronavirus – spiega il presidente di Utilitalia – i servizi pubblici essenziali dell’acqua, insieme a quelli di ambiente, energia e gas, sono regolari e garantiti, e continueranno ad esserlo. L’acqua del rubinetto, come hanno confermato recentemente l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, è di ottima qualità e assolutamente sicura rispetto ai rischi di trasmissione del virus: si tratta di un bene da preservare e, una volta finita l’emergenza, sarà necessario tornare a ragionare sulle azioni da mettere in campo per salvaguardarla, anche perché ci stiamo lasciando alle spalle un inverno eccezionalmente siccitoso”.

Il numero di investimenti infrastrutturali che dovrebbero essere realizzati per contrastare i fenomeni di siccità sono 734, pari a 50 euro per abitante l’anno per un periodo di 4 anni: si tratta di serbatoi, nuovi approvvigionamenti, riutilizzo delle acque reflue, riduzione delle dispersioni e interconnessioni tra acquedotti. Tra gli investimenti già pianificati, il 75% sono destinati a interventi per la costruzione di collegamenti di schemi idrici (3,1 miliardi) e per la riduzione delle dispersioni (2,3 miliardi). Seguono gli investimenti per nuovi approvvigionamenti (606 milioni), per serbatoi e invasi (359 milioni), per dissalatori (202 milioni) e per il riuso delle acque reflue (43 milioni).  La realizzazione di tali interventi comporterebbe una maggiore quantità di acqua disponibile.

Una soluzione per compensare periodi siccitosi è il riuso di acque depurate in agricoltura. Specialmente quando la sofferenza maggiore riguarda l’approvvigionamento da acque superficiali – cioè fiumi, laghi, bacini, e sorgenti – esposte al caldo e in generale ai cambiamenti climatici.  Ogni anno in Europa vengono “trattati” nei depuratori più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma ne vengono “riusati” soltanto 964 milioni. In Italia si trattano e si riusano ogni anno solo il 2% delle acque reflue ma secondo Utilitalia andrebbero applicati all’acqua gli stessi principi dell’economia circolare per ottenere effetti virtuosi.