Coronavirus e estate 2020: vacanze sì ma all’insegna dell’Undertourism

Il viaggiatore post-covid 19 preferirà le piccole destinazioni, che conservano stili di vita autentici, più in sinergia con l’ambiente e il territorio ed in armonia con la natura e la sua biodiversità

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Parlare di turismo oggi sembra davvero improbabile. Siamo consapevoli di dover restare a casa per molto e sappiamo che il ritorno alla vita di prima sarà un processo lungo e molto delicato.

Tuttavia è normale chiedersi se nei prossimi mesi sarà consentita una parziale libertà, uno spostamento territoriale anche nel raggio di qualche chilometro per qualche giorno di svago, un momento per stare, anche soltanto con le famiglie, a passeggiare in montagna, a prendere il sole in riva al mare o a osservare uno dei tanti monumenti storici e artistici del nostro amato Paese. È una domanda legittima e meriterebbe delle risposte.

Al momento si è certi di poche cose. Possiamo dire che l’esperienza del Coronavirus molto probabilmente modificherà anche il nostro modo di viaggiare e trascorrere le nostre vacanze. Ci scopriremo abitanti del mondo e viaggiatori diversi, ma ad ogni modo ci sarà consentito recuperare una parziale libertà e si potrà tornare a una vita quasi normale.

Una soluzione potrebbe essere l’Undertourism, il trend opposto dell’Overtourism; quest’ultimo, molto più noto, è il fenomeno che interessa le città invivibili, affollate da flussi incontrollati di turisti, e molte destinazioni urbane che stanno pesantemente trasformando il proprio tessuto socio-economico a causa della spinta dirompente delle più recenti forme di ospitalità turistica.

L’Undertourism è, invece, una forma di turismo ecosostenibile rivolta a destinazioni alternative. Spesso si tratta di mete non contemplate nei normali flussi turistici, piccoli gioielli sconosciuti ai più, ma pieni di attrattiva; possono essere anche luoghi da assaporare con modalità alternative di viaggio, come un ritmo più lento, il muoversi con mezzi sostenibili come cammini a piedi o viaggi in bicicletta, e possono prevedere un maggiore contatto con l’ambiente naturale e con lo spirito storico-culturale di un luogo.

In questa direzione sembra muoversi anche l’economista e teorico della sociologia Jaques Attali, che in un articolo scritto di suo pugno su Linkedin dal titolo Que naîtra-t-il?, afferma che l’economia e la politica saranno molto diverse dopo questa epidemia:

“…il potere economico-politico si troverà ad appartenere a coloro che sapranno dimostrare più empatia verso gli altri. I settori economici dominanti saranno inoltre anche quelli dell’empatia: la sanità, l’ospitalità, l’alimentazione, l’educazione, l’ecologia. Appoggiandosi, certamente, sulle grandi reti di produzione e circolazione dell’energia e dell’informazione, necessarie in tutte le ipotesi.

Si smetterà di acquistare in modo frenetico cose inutili e si ritornerà all’essenziale, che è fare un miglior uso del proprio tempo su questo pianeta, che si sarà appreso a riconoscere come raro e prezioso…”.

Nell’ottica del turismo ciò potrebbe significare che il viaggiatore del prossimo futuro sarà più attento alla scoperta degli stili di vita sani e culturalmente rilevanti, scegliendo di rivolgere il proprio interesse verso le comunità di appartenenza in cui è possibile apprendere cose nuove e verso modalità di viaggio che gli permetteranno di essere stato responsabile nei confronti del mondo in cui viviamo. In parole povere il nuovo turismo sarà un turismo legato alla cura e benessere della persona, sia per il corpo che per la mente; alla ristorazione ‘consapevole’, a km0, equa e solidale; un turismo, in breve, ecosostenibile.

Per questa ragione il viaggiatore post-covid 19 potrà preferire sicuramente le piccole destinazioni, dal momento che conservano stili di vita ancora autentici e le forme di vita sociali sono più in sinergia con l’ambiente e il territorio ed in armonia con la natura e la sua biodiversità. Inoltre, questi luoghi lontani dal turismo di massa custodiscono ancora la maggior parte delle tradizioni e del Patrimonio Immateriale del nostro paese.

Non ci resta che attendere ancora un po’ nelle nostre case e preparare nella nostra mente un itinerario nei luoghi meno conosciuti della nostra Italia: sarà un’esperienza nuova, ma piena di soprese e di emozioni!