L’Amazzonia sta bruciando, gli incendi minacciano il polmone verde del pianeta

I dati dell'Istituto nazionale per la ricerca spaziale parlano di un aumento dell'83% delle distruzioni dolose rispetto al 2018. A rischio ambiente e biodiversità

Le immagini che arrivano dal Brasile sono davvero preoccupanti, un misto di indignazione e rabbia ci assale: la foresta Amazzonica sta bruciando a ritmi vertiginosi, il polmone verde della Terra è gravemente minacciato dal fuoco. A denunciarlo è l’Istituto Nazionale per la ricerca spaziale (Inpe) che, immagini satellitari alla mano, ha parlato di un aumento degli incendi dell’83% rispetto al 2018.

A portare la situazione all’attenzione dell’opinione pubblica è stato il fumo che lo scorso 19 agosto ha tinto di nero il cielo di una metropoli come São Paulo, che ha provocato anche un blackout nella città. La cappa di fumo nero sopra São Paulo, tuttavia, non dipende soltanto dagli incendi che stanno devastando l’Amazzonia ma dalla combinazione di due fenomeni strettamente legati tra loro. L’arrivo di una massa di aria fredda ha fatto aumentare le nubi basse e la nebbia sopra la città, mentre l’espansione di questa stessa aria fredda ha provocato un cambio dei venti dominanti, portando fino a São Paulo il fumo degli incendi forestali dell’Amazzonia, che bruciano a 2.700 km di distanza, e quelli che stanno incenerendo grandi aree nel più vicino Paraguay.

Conseguenze per l’ambiente – Fatto sta che, a seguito della cappa di fumo che ha coperto la città brasiliana, è stato impossibile ignorare un episodio di tale portata, che minaccia l’ecosistema più ricco di biodiversità al mondo.

Le conseguenze più gravi degli incendi in Amazzonia, infatti, sono proprio sul fronte ambientale. Oltre al pericolo per flora e fauna, si teme anche per le grandi quantità di anidride carbonica che saranno immesse nell’atmosfera. La foresta pluviale è il principale deposito di carbonio del pianeta, la cui distruzione provocherebbe il rilascio di ingenti quantità di gas climalteranti nell’atmosfera, accelerando ulteriormente i cambiamenti climatici.

La causa degli incendi – la foresta Amazzonica è la più grande foresta pluviale al mondo e, come suggerisce il nome, non è mai un ambiente secco. È praticamente impossibile che si generino spontaneamente degli incendi, che sono sempre opera dell’uomo. Il periodo che va da giugno a novembre è notoriamente il periodo più secco e gli agricoltori, complice la scarsità delle piogge, appiccano intenzionalmente il fuoco per ricavare terre da coltivare e pascoli, sottraendole alla foresta. Inoltre, anche chi compie disboscamenti illegali utilizza il fuoco per cancellare le tracce del misfatto o per allontanare le popolazioni indigene che vivono nella foresta.

Gli incendi in Amazzonia, quindi, ci sono ogni anno e sono un problema noto. Ma differenza sostanziale rispetto agli anni passati può essere riscontrata nelle politiche del governo di Jairo Bolsonaro, dichiaratamente climanegazionista e promotore dell’espansione delle aree agricole in Amazzonia. Gli agricoltori, infatti, avrebbero colto la palla al balzo per disboscare foreste pluviali, sentendosi legittimati dalla riduzione delle restrizioni e delle sanzioni per chi appicca incendi. Basta immaginare che lo scorso 10 agosto, nella città di Novo Progreso, nello stato del Parà, gli agricoltori hanno istituito il “giorno del fuoco”, imbaldanziti da un governo che li appoggia pienamente.

La deforestazione – Gli incendi che stanno devastando l’Amazzonia rappresentano un attacco al polmone verde del pianeta, colpita anche dalla dilagante deforestazione. Anche i dati relativi a quest’ultimo fenomeno preoccupano. Negli ultimi mesi infatti la foresta brasiliana è andata distrutta a un ritmo vertiginoso: ogni minuto scompare una superficie equivalente a tre campi da calcio. Recentemente l’agenzia spaziale brasiliana, dati alla mano, ha denunciato un’accelerazione della deforestazione in seguito all’insediamento di Bolsonaro (circa il l’88 per cento in più rispetto al 2018), ma quest’ultimo, per tutta risposta, ha licenziato il direttore dell’agenzia, accusandolo di aver mentito sulla portata della deforestazione e di aver tentato di minare la stabilità del governo.

Bolsonaro dà la colpa alle ONG – E, sempre secondo il presidente, anche gli incendi di questi giorni sarebbero una cospirazione contro il suo governo. Bolsonaro, infatti, ha puntato il dito contro le organizzazioni non governative, che a suo dire sono responsabili degli incendi dopo che il governo ha ritirato i finanziamenti alle loro attività. Un’accusa non suffragata da prove.

Intanto, Germania e Norvegia hanno deciso di sospendere il finanziamento del Fondo Amazzonia, nato per la tutela della foresta pluviale, bloccando circa 70 milioni di euro.

Estate di incendi – L’estate 2019 sarà ricordata per gli incendi record. Prima quello che si è sviluppato nelle regioni circostanti il Mar Glaciale Artico, dalla Siberia all’Alaska, e poi quello che ha divampato in Brasile. Tuttavia, tra i due c’è una sostanziale differenza. Nell’Artico, per ampiezza e intensità, gli incendi sono stati fuori dalla norma e hanno fatto discutere di un loro legame con l’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico. Nel caso degli incendi nella foresta amazzonica, invece, questa possibilità si può escludere perché il fuoco dilagante è sicuramente opera della mano dell’uomo.